Si sono concluse poco dopo la mezzanotte nel porto di Crotone le operazioni di sbarco dei 47 migranti soccorsi nei giorni scorsi dalla nave umanitaria Louise Michel nel Mediterraneo centrale. L’imbarcazione, arrivata sulle coste calabresi intorno alle ore 22,30, ha completato le procedure di attracco e discesa dei passeggeri nel corso della notte.
Tra le persone salvate figurano 24 uomini, 13 donne e 10 minori, otto dei quali arrivati senza familiari al seguito. I migranti, provenienti in larga parte dall’Africa subsahariana, in particolare da Nigeria e Mali, sono stati accolti dal personale sanitario dell’Asp di Crotone e dai volontari della Croce Rossa Italiana.
Il trasferimento e l’assistenza sanitaria ai naufraghi
Durante le operazioni di prima assistenza, due donne in stato di gravidanza sono state accompagnate in ospedale per controlli medici e accertamenti sanitari. Il resto del gruppo è stato successivamente trasferito al Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, al termine delle procedure coordinate dalla Prefettura di Crotone, con il supporto della Capitaneria di porto e dell’Ufficio immigrazione della Questura.
L’intervento di salvataggio era scattato il 4 giugno dopo la segnalazione di un Mayday Relay trasmesso da un velivolo Frontex, che aveva individuato un gommone sovraffollato e in difficoltà nella zona Sar di competenza libica. Secondo quanto riferito dall’equipaggio della Louise Michel, durante la stessa missione erano stati segnalati anche altri due natanti nelle vicinanze. Tuttavia, quando i soccorritori sono giunti sul posto, le due imbarcazioni sarebbero già state intercettate dalle autorità libiche. Dell’ultima segnalazione restavano soltanto i resti di un gommone ormai vuoto.
Il cambio di porto e la dura reazione dell’organizzazione umanitaria
Dopo il recupero dei naufraghi, alla nave umanitaria era stato inizialmente assegnato il porto di Taranto. Solo in un secondomomento le autorità hanno autorizzato l’approdo a Crotone, a causa della ridotta disponibilità di carburante e acqua dolce a bordo dell’imbarcazione. La Louise Michel, ex unità della Marina francese sostenuta economicamente e decorata dall’artista Banksy, è da anni impegnata nelle attività di ricerca e soccorso lungo una delle rotte migratorie più pericolose al mondo.
Al termine della missione l’organizzazione non governativa ha affidato ai social una dura presa di posizione contro il sistema di assegnazione dei porti di sbarco, contestando i criteri logistici adottati.
“Crotone è comunque molto più distante del porto sicuro più vicino. Si tratta di una persecuzione a sfondo politico ai danni dei sopravvissuti che attraversano uno dei confini più letali del mondo. La sicurezza è un diritto umano”, ha dichiarato l’Ong.
Queste affermazioni riaccendono il confronto sulle politiche di gestione degli sbarchi e sull’assegnazione dei cosiddetti porti sicuri, un tema che continua a dividere le istituzioni, le organizzazioni umanitarie e il governo.



