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Sanità, FMT promuove lo stop alla dipendenza dei medici di famiglia: spazio a specializzazione e nuove tutele

Il panorama della medicina territoriale italiana si trova al centro di un importante dibattito sul proprio futuro strutturale. La Federazione dei Medici Territoriali (FMT) ha espresso un giudizio favorevole nei confronti della decisione dei partiti di maggioranza di fermare la riforma che avrebbe previsto il passaggio a dipendenza dei medici di famiglia. Il sindacato ha contestualmente ribadito l’importanza di investire sulla formazione e sul riconoscimento dell’equipollenza.

L’autonomia professionale e il valore del rapporto fiduciario

La scelta del Governo di non procedere con la dipendenza per la medicina generale viene letta dai rappresentanti sindacali come l’esito di un confronto serrato. Secondo Francesco Esposito, segretario nazionale di FMT, lo stop dell’esecutivo rappresenta una decisione positiva, frutto di una opposizione forte e costruttiva dei sindacati medici che hanno fatto fronte comune.

Il segretario ha sottolineato i rischi che una simile trasformazione avrebbe comportato per l’intero sistema di assistenza primaria, affermando che il passaggio a dipendenza è una forzatura che snatura l’essenza stessa dell’assistenza primaria: avrebbe demolito l’autonomia del professionista e il rapporto fiduciario con i pazienti, smantellato la capillarità e prossimità del servizio e aperto le porte alla privatizzazione.

L’attenzione si sposta ora sulle riforme ritenute necessarie per superare la crisi del settore. Tra le priorità indicate da FMT emerge la necessità di intervenire sulla formazione medica, allineando l’Italia agli standard del resto d’Europa. L’obiettivo è l’approvazione urgente di una riforma affinché la medicina di famiglia sia una specializzazione sul modello europeo, recuperando al contempo il riconoscimento dell’equipollenza per chi ha già svolto questo tipo di lavoro da oltre cinque anni. Si tratta, secondo il sindacato, di strumenti utili per far crescere il personale di questo settore, ora in crisi.

Il futuro delle Case di Comunità e le proposte contrattuali

Il dibattito tocca da vicino anche l’organizzazione delle nuove strutture territoriali previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per evitare che le Case di Comunità si trasformino in scatole vuote, il sindacato ritiene imprescindibile mantenere l’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) come pilastro del rapporto di lavoro, chiedendo l’apertura immediata di un nuovo atto di indirizzo.

Le proposte per garantire la piena operatività delle strutture riguardano sia il reclutamento del personale senior sia l’inserimento dei professionisti più giovani. Per il breve termine si suggerisce l’eliminazione delle incompatibilità tra i pensionati e le convenzioni affinché si possano reclutare dei medici anche over 70 che possano fornire delle prestazioni orarie durante la settimana.

Per quanto riguarda le nuove generazioni di medici, la federazione propone un modello contrattuale ispirato a quello della medicina dei servizi. Questa formula consentirebbe ai giovani colleghi che non desiderano un rapporto basato esclusivamente sulla quota capitaria di integrare ed entrare a 38 ore e svolgere i propri compiti, beneficiando di tutele fondamentali come la malattia, la maternità e le ferie.

Secondo la dirigenza di FMT, la risoluzione delle criticità della medicina territoriale richiede un approccio basato sul dialogo e sul buonsenso per offrire risposte di qualità alla cittadinanza, con i sindacati che si dichiarano pronti a collaborare per un cambio di rotta.