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Energia, Occhiuto solleva la questione dei prezzi zonali e preannuncia il ricorso alla Corte Costituzionale

Il mancato completamento della riforma sui prezzi zonali dell’energia continua a essere al centro del dibattito politico ed economico, con la Calabria in prima linea nel reclamare i benefici legati al proprio potenziale di produzione pulita.

In occasione del forum sull’energia organizzato da Legambiente presso la sede della Giunta regionale a Catanzaro, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha lanciato un chiaro monito, sollecitando l’esecuzione di un provvedimento ad oggi rimasto incompiuto. Secondo il governatore, la mancata applicazione di questo criterio sta impedendo al Mezzogiorno di trarre un reale vantaggio competitivo dalla propria transizione ecologica.

Il nodo dei prezzi zonali e le opportunità mancate per il territorio

La transizione verso un sistema di tariffazione differenziato per aree geografiche avrebbe dovuto trovare piena attuazione già all’inizio dell’anno scorso, aprendo la strada a una sensibile riduzione dei costi per gli utenti locali. La Calabria, in virtù della sua elevata produzione da fonti rinnovabili, si trova in una posizione teoricamente privilegiata che però non trova riscontro nelle attuali bollette di cittadini e aziende.

“Dal primo gennaio 2025 i prezzi dell’energia dovrebbero essere definiti su base zonale. La Calabria è una zona a sè, quindi l’energia in Calabria dovrebbe costare molto meno di quanto, in verità, costi oggi. Se si desse luogo a questa riforma, purtroppo strozzata, cioè non eseguita fino in fondo, noi potremmo garantire non solo ai calabresi e alle imprese calabresi un prezzo dell’energia più basso, ma potremmo anche utilizzare questo vantaggio per attrarre investimenti”.

La reazione istituzionale e le tensioni sulla perequazione nazionale

L’insoddisfazione per lo stallo della riforma sta spingendo la governance regionale verso una strategia di coordinamento con le altre amministrazioni del Meridione, con l’obiettivo di aprire un confronto serrato a livello nazionale. Il tema centrale riguarda il bilanciamento dei meccanismi di solidarietà e riequilibrio finanziario tra le diverse macroaree del Paese.

“Questa è una battaglia che ho cominciato a portare avanti a livello nazionale e che ho intenzione di continuare, magari insieme ad altri presidenti del Sud, perché non capisco come mai la perequazione in questo Paese debba funzionare solo quando riguarda il trasferimento di risorse dal Sud al Nord e non viceversa. E’ un tema che sarà molto caldo nelle prossime settimane e non escludo di poter interessare la Corte Costituzionale anche su questo argomento”.

Le resistenze del sistema industriale e il ruolo degli organismi regolatori

I rallentamenti nell’iter burocratico e decisionale vengono ricondotti direttamente alle dinamiche interne agli organismi di controllo e alle pressioni esercitate dal tessuto produttivo delle aree più industrializzate del Paese, che temono una perdita di competitività o un aumento dei costi relativi.

Secondo l’amministrazione regionale, l’ostacolo principale si è consolidato all’interno dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, l’ente che definisce tariffe e prezzi, il quale avrebbe dovuto adottare una delibera specifica per dare luogo ai prezzi zonali. La resistenza da parte delle regioni e delle imprese settentrionali viene giudicata poco comprensibile, in quanto anche il sistema produttivo del Nord potrebbe trarre beneficio dalla riforma attraverso la stipula di accordi di fornitura diretta con aziende produttrici di energia rinnovabile situate in Calabria, ottenendo prezzi molto più convenienti rispetto alle tariffe attuali.