È partita ufficialmente la mobilitazione per la proposta di legge regionale sul fine vita in Calabria. L’iniziativa popolare, promossa a livello nazionale dall’Associazione Luca Coscioni, mira a colmare un vuoto organizzativo che troppo spesso si traduce in una vera e propria tortura per i malati. Nella regione, la proposta è stata depositata dal Partito Democratico (PD) con una formulazione che, seppur parzialmente diversa e limitata nello specifico ai soli pazienti terminali, punta a dare risposte concrete a chi soffre.
Il contesto: un diritto già riconosciuto, ma “sulla carta”
Dal 2019, grazie alla storica sentenza 242 della Corte Costituzionale (nata dal caso Cappato/Antoniani), in Italia l’aiuto medico alla morte volontaria è legale. Chiunque si trovi in condizioni di sofferenza fisica o psicologica insopportabile e possieda determinati requisiti clinici ha già il diritto di accedere al suicidio assistito, anche senza una legge nazionale.
Il problema principale, tuttavia, risiede nella burocrazia:
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Mancanza di tempi certi: Senza scadenze fissate per legge, le ASL e i Comitati Etici territoriali impiegano mesi, e a volte anni, per verificare i requisiti dei richiedenti.
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Sofferenze insostenibili: Per chi vive una quotidianità di dolore intollerabile, questa attesa indefinita diventa un prolungamento insostenibile della propria agonia.
Cosa prevede la legge “Liberi Subito”
La proposta di legge regionale non introduce nuovi diritti, ma serve a regolamentare l’applicazione di quelli esistenti. Sulla scia di Toscana e Sardegna, le prime regioni italiane ad aver approvato la norma garantendo i controlli necessari in tempi rapidi, il testo punta a definire procedure chiare, uniformi e trasparenti per l’esame delle richieste.
L’obiettivo è semplice: stabilire tempi certi per le verifiche del Servizio Sanitario Regionale, garantendo dignità ai pazienti e rispetto delle competenze territoriali.
La mobilitazione calabrese e il muro del Consiglio Regionale
Con l’avvio della raccolta firme, la Calabria si unisce alle mobilitazioni già in corso in altre importanti regioni italiane come Lazio, Lombardia e Piemonte.
La spinta popolare si è resa necessaria a fronte del silenzio della politica locale. Nonostante le proposte presentate in passato da singoli consiglieri, la maggioranza del Consiglio Regionale calabrese continua a non voler affrontare il confronto sul tema dei diritti legati al fine vita. La raccolta firme rappresenta quindi lo strumento per dare voce ai cittadini e costringere le istituzioni a non voltarsi più dall’altra parte.



