Il quadro descritto dalla sedicesima edizione del rapporto “Amministratori sotto tiro”, curato da Avviso pubblico e presentato a Napoli, evidenzia una minaccia costante contro chi opera nelle istituzioni locali: un episodio di intimidazione viene registrato ogni 28 ore sul territorio italiano. Nel solo 2025 sono stati censiti 309 casi lungo l’intera penisola, un lungo tracciato di lettere minatorie, roghi, ostilità digitali e aggressioni fisiche che coinvolge sindaci, assessori, consiglieri e dipendenti della Pubblica amministrazione.
La mobilitazione dei primi cittadini, riunitisi davanti alla Prefettura partenopea, ha inteso rimarcare la necessità di non isolare gli amministratori locali. Il fenomeno mostra un radicamento diffuso nei contesti territoriali, interessando in modo particolare le comunità di dimensioni ridotte: il 57 per cento degli episodi complessivi si concentra infatti nei Comuni con meno di 20.000 abitanti.
Il posizionamento della Calabria e i dati delle aree locali
La Calabria continua a occupare i vertici della mappa del rischio tracciata nel report. Con 32 episodi registrati nel corso del 2025, la regione si colloca al quarto posto su scala nazionale per numero di intimidazioni. La graduatoria generale vede la Puglia al primo posto con 51 casi, seguita dalla Campania con 37 e dalla Sicilia con 35, mentre la Lombardia guida l’area del Centro-Nord con 30 episodi.
All’interno del perimetro regionale, la provincia di Reggio Calabria emerge tra i territori a livello nazionale con la maggiore incidenza, avendo registrato 11 atti intimidatori nel periodo preso in esame. La distribuzione delle violenze sul territorio evidenzia inoltre precise differenze geografiche nelle modalità operative: nelle aree del Mezzogiorno, inclusa la Calabria, si rileva una netta prevalenza di danneggiamenti materiali e roghi, a differenza del Centro-Nord dove i fenomeni si manifestano principalmente attraverso l’invio di lettere anonime o attacchi sui canali web.
La dimensione storica e le origini delle intimidazioni
La continuità del fenomeno emerge dall’arco temporale analizzato da Avviso pubblico dal 2010 al 2026, periodo in cui si contano complessivamente 6.025 episodi distribuiti in 1.736 Comuni italiani. Secondo i dati del rapporto, un caso su quattro trae origine dal malcontento espresso da singoli cittadini nei confronti di provvedimenti e scelte di carattere amministrativo non condivise.
Il presidente di Avviso pubblico, Roberto Montà, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una risposta condivisa che coinvolga l’intera struttura sociale. Quando si colpisce un amministratore locale, si colpisce la democrazia di un territorio, un’intera comunità, una famiglia, non solo una singola persona, ha dichiarato Montà, aggiungendo che è importante che, quando accade, si mobiliti tutta la cittadinanza, le forze politiche, la stampa e tutti gli altri soggetti che rivestono un ruolo significativo nella società, non dobbiamo rassegnarci a considerarlo un male incurabile.
Montà ha inoltre specificato che le cause delle azioni intimidatorie non possono essere ricondotte soltanto alle dinamiche della criminalità organizzata. Il rapporto presenta dati allarmanti, soprattutto in determinate zone del Paese, che non si limitano al solo Mezzogiorno d’Italia, ha chiarito il presidente dell’associazione, specificando che dietro queste azioni brutali non ci sono solo gli interessi della criminalità organizzata, ma anche quelli che affondano le radici nei contesti sociali ed economici dei territori colpiti.



