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Medici di famiglia nelle Case di comunità per sei ore settimanali: c’è l’atto di indirizzo

I medici di famiglia saranno chiamati a svolgere sei ore di attività alla settimana all’interno delle Case di comunità. Questa novità è prevista dall’atto di indirizzo propedeutico al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei medici di medicina generale, approvato dal Comitato di settore Regione-Sanità della Conferenza delle Regioni. Il provvedimento ha l’obiettivo di dare compiuta attuazione alle Case di Comunità entro i tempi stabiliti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L’atto di indirizzo stabilisce che i medici di base assicurino sei ore di servizio a settimana per un massimo di 48 settimane all’anno. All’interno di ogni Casa di comunità dovrà essere garantita la presenza di almeno un medico. La disponibilità richiesta si aggiunge all’obbligo, già previsto per i medici a rapporto orario, di coprire i turni notturni, festivi e del sabato, qualora richiesto dall’Azienda sanitaria.

Gli obiettivi del Piano nazionale e i servizi previsti

Il Piano nazionale dei servizi sanitari territoriali, collegato al Pnrr, ha finanziato interventi per un valore di 2,9 miliardi di euro. Il piano prevede l’apertura di una struttura ogni 40.000 o 50.000 abitanti, con servizi di assistenza primaria integrata, infermieri di famiglia e poliambulatori.

Le 1.038 Case di comunità previste dovranno assicurare le cure primarie, la specialistica ambulatoriale, l’assistenza domiciliare, i servizi infermieristici e di prenotazione, oltre all’integrazione con i servizi sociali, la telemedicina e l’area della prevenzione. Tali strutture, che rappresentano il primo presidio di riferimento della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale varata nel 2022, dovranno garantire la presenza dei medici di medicina generale e della guardia medica.

Nei giorni scorsi il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ipotizzato di allargare il reclutamento, su base volontaria, anche ai medici ospedalieri. La parola passa ora alla Struttura interregionale sanitari convenzionati per il perfezionamento dell’accordo con i sindacati di categoria.

Il punto sulle trattative e lo stato dei cantieri

Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, ha commentato l’approvazione del documento definendolo una soluzione di ragionevolezza per assicurare il pieno raggiungimento del target territoriale.

“Dopo le positive interlocuzioni con il Ministero abbiamo proposto una soluzione di ragionevolezza per assicurare che il target Pnrr della sia raggiunto pienamente. Poniamo le condizioni affinché la Struttura interregionale sanitari convenzionati e le organizzazioni sindacali sottoscrivano in tempi brevi un accordo atteso, che ha nei suoi contenuti tutti gli elementi che servono a garantire la piena operatività delle Case di comunità.”

L’accordo si inserisce in un contesto segnato da rallentamenti sul fronte dell’edilizia sanitaria. I cantieri delle Case di comunità dovrebbero chiudere ufficialmente il prossimo 30 giugno, ma molti progetti risultano in ritardo e la quota di avanzamento non raggiunge il 30% degli interventi di adeguamento previsti. Ad aprile risultavano pienamente operative e dotate del più ampio spettro di servizi solo 107 strutture sanitarie sulle 1.038 complessive, con intere regioni ancora ferme nella fase di avvio.