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Vertice del Bürgenstock, al via i colloqui tra Stati Uniti e Iran

Si sono aperti al resort del Bürgenstock, in Svizzera, i delicati colloqui tra Stati Uniti e Iran destinati a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente. Al tavolo delle trattative siedono la delegazione americana guidata dal vicepresidente J.D. Vance e quella iraniana capeggiata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, con la mediazione di Pakistan e Qatar.

L’avvio dei negoziati arriva in un contesto di forte tensione. Teheran continua infatti a mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali, mentre nel sud del Libano nuovi raid israeliani hanno provocato almeno sette vittime, tra cui un bambino, secondo il ministero della Sanità di Beirut.

Vance definisce storico l’incontro e punta sulla diplomazia

Nel corso dell’apertura dei lavori, il vicepresidente americano J.D. Vance ha definito quello svizzero un «incontro storico», sottolineando che l’obiettivo dell’amministrazione Trump è «rimodellare il Medio Oriente attraverso la diplomazia».

«Abbiamo fatto progressi nelle ultime ore e speriamo di farne altri nelle prossime», ha dichiarato Vance, aggiungendo che il presidente Donald Trump è impegnato a raggiungere «un cessate il fuoco completo nella regione». Il vicepresidente ha inoltre ribadito la disponibilità di Washington a trasformare radicalmente i rapporti con Teheran qualora l’Iran rinunci definitivamente alle proprie ambizioni nucleari.

Il ruolo centrale della mediazione del Pakistan

Un ruolo centrale nella mediazione è svolto dal Pakistan. Il primo ministro Shehbaz Sharif, presente in Svizzera insieme al capo delle forze armate Asim Munir, ha ringraziato Trump per quella che ha definito una «leadership visionaria e molto dinamica» che ha reso possibile l’incontro.

«Credo che avremo discussioni proficue che porteranno a risultati molto produttivi», ha affermato Sharif, evidenziando l’importanza del dialogo diplomatico in una fase particolarmente delicata per la sicurezza regionale.

Hormuz resta chiuso, la linea dura di Teheran sui mercati energetici

Sul fronte iraniano, i segnali restano però contrastanti. Secondo l’agenzia Tasnim, una fonte vicina al team negoziale avrebbe confermato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché non sarà pienamente rispettato il cessate il fuoco in Libano e non saranno concesse deroghe che permettano all’Iran di esportare il proprio petrolio.

La chiusura della strategica via marittima continua a preoccupare i mercati energetici internazionali e rappresenta uno dei principali punti di frizione nei negoziati in corso.

Trump alza i toni e minaccia conseguenze devastanti

Mentre le delegazioni sono riunite in Svizzera, Donald Trump ha rilasciato una serie di dichiarazioni particolarmente dure in un’intervista a Fox News e sul social Truth.

Il presidente americano ha affermato di aver parlato con gli iraniani durante la notte, avvertendoli che la chiusura dello Stretto di Hormuz avrebbe conseguenze devastanti per la Repubblica islamica. Trump ha inoltre sostenuto che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti potrebbero assumere il controllo della rotta marittima e imporre pedaggi alle navi in transito.

«Potremmo farlo, se necessario», ha dichiarato, ipotizzando un ruolo americano come garante della sicurezza dello Stretto e arrivando a evocare la possibilità di trattenere una quota dei flussi petroliferi che attraversano la zona.

Il presidente ha anche ribadito che, scaduto il termine di 60 giorni fissato per i negoziati, Washington si considererà libera di adottare qualsiasi misura ritenga opportuna nei confronti dell’Iran.

Nuove minacce sui proxy iraniani operanti in Libano

Parallelamente, Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran affinché interrompa il sostegno alle milizie alleate operanti in Libano.

«L’Iran deve immediatamente fermare i suoi proxy ben pagati in Libano dal creare problemi», ha scritto su Truth, minacciando nuovi attacchi contro la Repubblica islamica qualora la situazione non dovesse migliorare.

Critiche a Israele e apertura strategica alla Siria

In un passaggio destinato a suscitare discussioni, Trump ha anche criticato apertamente Israele per la gestione del confronto con Hezbollah. «Non sanno fare nulla senza abbattere edifici», ha affermato, lasciando intendere di essere favorevole a un maggiore coinvolgimento della Siria nel controllo del Libano meridionale e nel contrasto al movimento sciita.

Le dichiarazioni segnano un’ulteriore evoluzione della posizione americana in una regione già attraversata da profondi cambiamenti strategici.

Un negoziato decisivo per il futuro del Medio Oriente

I colloqui di Burgenstock rappresentano il primo confronto diretto di alto livello tra Stati Uniti e Iran dopo settimane di escalation militare e diplomatica. Sul tavolo vi sono non soltanto il dossier nucleare e la questione dello Stretto di Hormuz, ma anche il futuro del Libano, il ruolo dei gruppi armati sostenuti da Teheran e lo sblocco di fondi iraniani congelati all’estero.

Le prossime ore saranno decisive per capire se la diplomazia riuscirà a prevalere sulle minacce e sulle tensioni che continuano a scuotere il Medio Oriente.