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Università e fondi PNRR, l’attacco di Baldino sul caro affitti: “Al Sud finanziati studentati di lusso”

La crisi demografica e occupazionale del Mezzogiorno continua a registrare dati allarmanti, sollevando dure reazioni politiche sulla gestione delle risorse pubbliche destinate a contrastare il fenomeno. Secondo i dati storici recenti, il divario territoriale si sta traducendo in un progressivo svuotamento generazionale delle regioni meridionali, accelerato dalla mancanza di tutele reali per il diritto allo studio.

Il bilancio generazionale nel Mezzogiorno e le riforme contestate

I dati diffusi dal Sole 24 Ore indicano che dal 2019 il Mezzogiorno ha perso 313.000 giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni. All’interno di questo flusso migratorio si concentrano migliaia di studenti e laureati che scelgono di abbandonare i territori d’origine a causa dell’assenza di opportunità occupazionali, servizi carenti e condizioni strutturali inadeguate per la stabilità professionale.

In questo scenario, le scelte strategiche dell’esecutivo sono al centro del dibattito parlamentare. Da un lato pesano le imminenti firme sulle pre-intese legate all’autonomia differenziata, una riforma considerata da più parti come un potenziale fattore di amplificazione dei divari storici tra Nord e Sud. Dall’altro, emergono forti criticità sull’impiego dei capitali legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’inchiesta sui posti letto e le tariffe in Calabria

Un’indagine giornalistica condotta da Chora e Will ha messo in luce anomalie nell’allocazione dei fondi PNRR destinati alla creazione di alloggi universitari. Le risorse, che avrebbero dovuto calmierare i prezzi e agevolare i fuori sede, risulterebbero in diversi contesti collegate a strutture con canoni d’affitto inaccessibili per la maggior parte delle famiglie.

L’esempio della Calabria fotografa chiaramente l’anomalia delle tariffe. Nella regione, l’affitto di una stanza singola all’interno di uno studentato realizzato tramite i finanziamenti del PNRR raggiunge il costo di 466 euro mensili. Questa cifra si posiziona nettamente al di sopra del valore medio del mercato locale, dove il prezzo per una stanza singola si attesta mediamente sui 247 euro al mese.

La reazione parlamentare e la richiesta di verifiche sui canoni socialmente sostenibili

La gestione dei fondi per gli alloggi studenteschi ha suscitato la ferma opposizione del Movimento 5 Stelle. La vicepresidente del gruppo, Vittoria Baldino, ha espresso una dura condanna sul rischio di speculazione edilizia dietro una misura nata con scopi sociali, preannunciando iniziative di controllo ispettivo in Aula.

“È inaccettabile che fondi pubblici pensati per garantire il diritto allo studio possano trasformarsi in un sostegno a studentati destinati a una clientela di lusso. Se uno studente continua a non potersi permettere una stanza significa che stiamo finanziando immobili non il diritto allo studio”, ha dichiarato la deputata in una nota ufficiale.

L’azione politica si concretizzerà nei prossimi giorni con il deposito di un’interrogazione parlamentare indirizzata ai ministeri competenti. L’obiettivo dell’atto ispettivo è fare chiarezza sulla reale accessibilità degli alloggi per le fasce di reddito medio-basse, mappare i canoni attualmente applicati sul territorio nazionale e verificare l’efficacia dei controlli eseguiti sulla finalità sociale dei progetti approvati.

La parlamentare ha concluso sottolineando le implicazioni sistemiche per l’intero sistema Paese: “Un Paese che costringe i giovani ad andare via non costruisce il futuro: lo esporta. E un Paese che trasforma il diritto allo studio in un business immobiliare rinuncia a trattenere proprio quelle energie di cui avrebbe più bisogno”.