Il clima politico in Calabria si surriscalda nuovamente, scatenando una polemica accesa che dai palazzi della politica si è rapidamente riversata sul web. Al centro della bufera c’è un duro scontro a distanza tra il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e i rappresentanti dell’opposizione.
La miccia che ha fatto esplodere il caso è stata l’accusa mossa al Governatore di aver definito “sfigati” i componenti della minoranza consiliare. Un’espressione pesante che ha immediatamente sollevato un polverone, offrendo il fianco a una controffensiva mediatica senza precedenti.
La politica si sposta sul web: la pioggia di video e comunicati
Nel giro di pochissimo tempo, i canali social e le testate giornalistiche sono stati inondati da una pioggia di comunicati stampa e video di protesta. La minoranza è scesa in trincea per denunciare l’insulto e, al contempo, per sferrare un attacco frontale alla gestione della maggioranza, amplificando il messaggio che sul territorio nulla funziona: dalla sanità, da sempre in codice rosso, fino alle infrastrutture e ai trasporti.
Tuttavia, la reazione dell’opposizione sta sollevando forti perplessità tra i cittadini. Il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle avrebbero dovuto e potuto controbattere in altro modo. La vera azione politica, infatti, non si fa a colpi di like o con post al vetriolo su Facebook, ma portando la battaglia nelle sedi istituzionali preposte, attraverso atti ufficiali, mozioni e proposte concrete dentro le mura del Consiglio Regionale.
Il boomerang per l’immagine pubblica: “I panni sporchi si lavano in famiglia”
Spostare lo scontro sui social e sui giornali nazionali, mettendo alla gogna l’intera regione pur di colpire il Governatore, rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol per la Calabria. Il pericolo reale è che questa narrazione, concentrata solo su insulti, disservizi e degrado istituzionale, distrugga la reputazione del territorio all’esterno.
“Cosa penseranno gli italiani o chi ci intercetta da fuori Paese se della Calabria sentono o leggono solo cose brutte?” È l’interrogativo che si pone l’opinione pubblica. In un momento in cui la regione cerca faticosamente di rilanciare la propria immagine, attrarre investitori e promuovere il turismo, questa guerriglia mediatica fa solo una pessima pubblicità.
La vecchia e saggia massima popolare secondo cui “i panni sporchi si lavano in famiglia” sembra essere stata dimenticata. Denunciare le carenze della sanità o delle strade è un dovere della minoranza, ma c’è una linea sottile tra il fare opposizione e lo screditare sistematicamente la propria terra davanti agli occhi del mondo.
L’appello a una politica più matura
I calabresi chiedono una classe dirigente matura, capace di far valere le proprie ragioni e di contrastare la maggioranza con fermezza, ma rigorosamente nelle sedi opportune. Gridare al disastro sul web non risolve i problemi storici della Calabria, serve solo ad alimentare un teatrino che, alla fine, danneggia l’unica parte lesa di questa vicenda: i cittadini stessi.



