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L’Airone rosso nidifica per la prima volta in Calabria: storica scoperta nella Riserva della Biosfera Sila

L’attività di monitoraggio condotta dal Gruppo Locale di Conservazione 121 Sila (Glc Lipu Sila) ha portato all’accertamento di importanti e inedite nidificazioni sul territorio calabrese.

Le ricerche mirate, sviluppate da diversi anni su alcune specie e in specifici comprensori, hanno permesso di registrare dati di grande rilevanza scientifica all’interno della Riserva della Biosfera MaB Sila, un’area protetta che si estende su 355.000 ettari e comprende 66 comuni distribuiti tra le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone.

La prima nidificazione dell’Airone rosso in Calabria

Il dato più rilevante emerso dalle ultime attività di monitoraggio riguarda l’Airone rosso (Ardea purpurea), che diventa ufficialmente una nuova specie ornitica nidificante per la Calabria. In precedenza non esistevano notizie storiche o recenti, in particolare a livello bibliografico, capaci di attestare la riproduzione di questo volatile nella regione. Gli specialisti del GLC hanno individuato e tenuto sotto stretto controllo almeno 3 nidi, documentando il successo riproduttivo con i primi giovani che si sono già involati. Si tratta di un evento significativo per un taxon considerato raro come nidificante in tutto il Meridione d’Italia.

Il censimento delle specie protette e i nuovi nidi

Il quadro delle scoperte si estende anche ad altre specie di notevole interesse conservazionistico. Nell’entroterra calabrese è stato individuato un nuovo nido di Cicogna nera (Ciconia nigra), una specie che manifesta un lento ma graduale aumento in alcune aree del Sud Italia. Parallelamente, all’interno della Riserva e nella IBA numero 148 della Sila Grande, è stata confermata la riproduzione della Nitticora (Nycticorax nycticorax) con diverse decine di nidi censiti. Per la prima volta nella zona sono state registrate anche le nidificazioni della Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), della Garzetta (Egretta garzetta), dell’Airone guardabuoi (Bubulcus ibis) e del Cormorano (Phalacrocorax carbo).

In totale sono oltre 100 i nuovi nidi accertati e monitorati. Gran parte di queste nidificazioni si trova alle quote più elevate d’Italia e, in diversi casi, rappresenta l’estremo limite meridionale peninsulare o nazionale della distribuzione delle specie, assumendo così un valore biogeografico cruciale. Per ragioni di sicurezza e per evitare potenziali disturbi antropici durante le delicate fasi riproduttive, l’esatta localizzazione dei siti viene mantenuta riservata.

Collaborazioni scientifiche e tutele del territorio

Le indagini sono state condotte in collaborazione con la Società Ornitologica Italiana (S.O.I.), il WWF della Provincia di Crotone e l’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale (ASOIM). I dati raccolti sono già stati condivisi con gruppi di lavoro specializzati e saranno oggetto di pubblicazione all’interno di riviste scientifiche di ornitologia.

Il GLC Sila ha avviato da tempo interlocuzioni con gli organi competenti per richiedere l’adozione di specifiche misure di conservazione e l’attuazione di procedure di valutazione su progetti che potrebbero impattare sugli habitat.

Il Coordinatore del GLC Lipu Sila, Gianluca Congi, ha commentato i risultati delle attività sul territorio: “L’impegno del GLC Sila prosegue incessante da tanti anni. Dedichiamo tempo prezioso della nostra vita allo studio e alla tutela di questa meravigliosa classe di animali vertebrati. Le attività condotte, non si sono fermate solo ad uno dei più grandi altipiani d’Europa ma hanno riguardato nel tempo anche la vasta area MaB “Sila”, riserva della Biosfera UNESCO, che abbraccia una parte importante delle tre province dell’area centro-settentrionale della Calabria.

Ogni anno stiamo monitorando cambiamenti e accertando dati inediti con nidificazioni di nuove specie, come l’Airone rosso, che per la prima volta ha nidificato in Calabria. Il GLC non solo studia gli uccelli ma ne promuove la conoscenza, il rispetto e la protezione concreta, chiedendo, se necessario, l’applicazione di misure di conservazione contro potenziali rischi e minacce per habitat e specie, così come già avvenuto in passato e come sta avvenendo anche in questi mesi con alcuni dossier aperti. Inoltre, in più casi, grazie alle varie interlocuzioni è stata richiesta ed ottenuta l’adozione di misure atte a scongiurare azioni di disturbo antropico alle delicate fasi riproduttive delle specie nidificanti rare o d’interesse conservazionistico. Sono tutte buone pratiche replicabili anche in altri contesti naturalistici del Bel Paese”.