Che cosa rischia di perdere l’inclusione scolastica quando concentra progressivamente la propria attenzione sugli aspetti organizzativi, normativi e procedurali? È questa la domanda che attraversa “La terza via dell’inclusione. Relazione, interiorità, cura educativa” (Armando Editore, Roma, 2026), il nuovo saggio di Francesco Luigi Gallo, dottore di ricerca in Filosofia, insegnante specializzato nelle attività di sostegno didattico e docente di laboratorio nei percorsi universitari di specializzazione per il sostegno.
Studioso impegnato da anni nella riflessione sui fondamenti filosofici dell’educazione inclusiva, Gallo affianca all’attività di ricerca un’intensa esperienza nella scuola e nell’università. Il suo percorso accademico e professionale si è sviluppato costantemente lungo il confine tra filosofia dell’educazione, pedagogia speciale e pratica educativa, nella convinzione che ogni autentico processo di inclusione trovi il proprio fondamento non soltanto nelle strutture organizzative e nei modelli teorici, ma soprattutto nella qualità dell’incontro umano. È da questa duplice prospettiva, insieme scientifica ed esperienziale, che nasce il nuovo volume.
L’opera è impreziosita dalla prefazione di Loredana Giannicola, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, e dalla postfazione di Raffaele Ciambrone, docente presso l’Università di Pisa, due contributi che testimoniano l’interesse istituzionale e scientifico suscitato da una ricerca destinata a inserirsi nel più ampio confronto nazionale sui modelli dell’inclusione scolastica.
Il libro rappresenta la naturale prosecuzione di un itinerario di studio già delineato nelle precedenti pubblicazioni dell’autore e, in particolare, nel volume “Io per te. Sulla centralità della relazione nei processi educativi”, attualmente in corso di ripubblicazione in una nuova edizione arricchita dalla postfazione del giornalista e docente di filosofia e storia Sergio Tursi Prato. Se in quel lavoro la relazione educativa costituiva il nucleo della riflessione, in “La terza via dell’inclusione” essa diventa il principio interpretativo attraverso cui ripensare l’intero paradigma dell’inclusione.
Le tre dimensioni dell’orizzonte inclusivo
Negli ultimi decenni la scuola italiana ha costruito uno dei sistemi inclusivi più avanzati a livello internazionale, sviluppando strumenti normativi, reti territoriali, équipe multidisciplinari, nuove forme di progettazione educativa e modelli sempre più articolati di presa in carico della persona con disabilità. Parallelamente, il concetto di Progetto di Vita ha progressivamente ampliato l’orizzonte dell’inclusione oltre i confini della scuola, accompagnando la persona lungo l’intero arco dell’esistenza.
Secondo Gallo, tuttavia, proprio questo straordinario sviluppo rischia oggi di produrre un effetto inatteso: l’inclusione può diventare sempre più efficiente sul piano organizzativo e sempre meno attenta alla sua dimensione originaria. Procedure, documentazione, protocolli, classificazioni e dispositivi istituzionali rappresentano conquiste irrinunciabili, ma non possono esaurire il significato dell’educazione.
È da questa consapevolezza che prende forma la proposta teorica contenuta nel volume. L’autore individua infatti due direttricesi lungo le quali si è sviluppato il modello inclusivo contemporaneo. La prima è quella “orizzontale”, costituita dall’espansione delle reti, delle professionalità e dei servizi chiamati a collaborare nei percorsi inclusivi. La seconda è quella “longitudinale”, orientata alla costruzione del Progetto di Vita della persona con disabilità. Entrambe sono indispensabili, entrambe rappresentano conquiste storiche ma, secondo Gallo, non sono ancora sufficienti.
Accanto ad esse occorre riconoscere una terza dimensione, finora rimasta in secondo piano: quella della relazione educativa vissuta. Nasce così l’idea della “terza via dell’inclusione”, una prospettiva che non contrappone la relazione alle competenze professionali né l’umanità all’organizzazione, ma propone di ricomporre ciò che troppo spesso viene separato. Prima della progettazione educativa vi è infatti una presenza; prima della documentazione vi è una persona; prima delle classificazioni diagnostiche vi è una storia; prima di ogni intervento specialistico vi è l’incontro tra due soggettività.
In questa prospettiva la disabilità non viene interpretata esclusivamente come una condizione da descrivere attraverso categorie tecniche o da affrontare mediante procedure organizzative, ma come un’esperienza profondamente umana che interpella l’educatore sul piano della responsabilità, dell’ascolto, della comprensione e della cura.
La formazione dei docenti e la cura come competenza
Particolare attenzione viene dedicata alla formazione degli insegnanti di sostegno. Muovendo sia dall’esperienza quotidiana maturata nella scuola sia dall’attività di formazione universitaria, Gallo sostiene che la preparazione dei futuri docenti non possa limitarsi all’apprendimento di metodologie, strumenti operativi e riferimenti normativi. La professionalità educativa richiede certamente solide competenze tecniche, ma domanda anche un percorso di maturazione personale capace di coinvolgere la sfera relazionale, emotiva ed esistenziale dell’educatore. La cura educativa, in questa prospettiva, non rappresenta un semplice atteggiamento personale, bensì una competenza professionale di ordine superiore, dalla quale dipende la possibilità stessa di costruire relazioni autenticamente inclusive.
Attraverso un dialogo costante tra filosofia dell’educazione, pedagogia speciale, antropologia, ricerca scientifica ed esperienza scolastica, “La terza via dell’inclusione” propone così una riflessione destinata a studiosi, dirigenti scolastici, insegnanti, educatori e formatori, offrendo una chiave di lettura originale per comprendere le trasformazioni che attraversano oggi la scuola italiana.
Più che fornire risposte precostituite, il volume invita a interrogarsi sul significato stesso dell’educazione. Perché una scuola può essere perfettamente organizzata, metodologicamente rigorosa e normativamente avanzata. Ma se perde la qualità della relazione umana rischia di smarrire il principio dal quale l’inclusione trae il proprio significato più profondo.
È questa la sfida culturale che Francesco Luigi Gallo affida al suo nuovo lavoro: completare il paradigma inclusivo contemporaneo attraverso una prospettiva che restituisca centralità alla relazione, all’interiorità e alla cura educativa, riconoscendole non come elementi accessori dell’azione didattica, ma come il suo fondamento più autentico.



