I prezzi dei carburanti registrano una nuova impennata sulla rete nazionale, portando la benzina a superare la soglia psicologica dei 2 euro al litro nei tratti autostradali. In base alle ultime rilevazioni diffuse dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), relative a venerdì 17 luglio 2026, la media del “self service” stradale si attesta a 1,921 euro al litro per la benzina e a 2,059 euro al litro per il gasolio.
Il trend evidenzia un costante rialzo rispetto al giorno precedente, quando le medie si erano fermate a 1,911 euro per la benzina e a 2,040 euro per il gasolio. La situazione appare ancora più critica sulla rete autostradale, dove il prezzo medio in modalità self service raggiunge i 2,010 euro al litro per la benzina e i 2,134 euro al litro per il gasolio.
La protesta delle associazioni dei consumatori
La costante crescita dei listini ha innescato la reazione immediata delle sigle di tutela dei cittadini. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, ha espresso forti critiche nei confronti dell’esecutivo per la gestione della fiscalità energetica:
«Ci domandiamo cosa aspetti il Governo a rimettere lo sconto sulle accise che, irresponsabilmente, ha tolto il 4 luglio».
Secondo i calcoli diffusi dall’associazione, l’aggravio economico per le famiglie e per i pendolari ha assunto proporzioni significative nel giro di due settimane. Dal 3 luglio a oggi, la rimozione delle agevolazioni ha spinto i costi del carburante oltre i livelli di guardia sia sulle tratte urbane sia sulle autostrade.
L’impatto economico sui rifornimenti e le promesse elettorali
I dati analizzati evidenziano che per un pieno di gasolio da 50 litri si spendono ora 8,30 euro in più in autostrada e 8,85 euro in più sulle strade normali. Per quanto riguarda la benzina, gli incrementi sullo stesso volume di carburante sono rispettivamente di 5,80 euro e 5,90 euro.
Massimiliano Dona ha sottolineato il rischio che tali dinamiche si riflettano sull’intero sistema economico:
«Sono rincari grazie ai quali il Governo fa cassa, arricchendosi. Ecco perché devono rinunciare a questi extraprofitti non previsti e ridarli agli automobilisti che li stanno pagando. Va fatto anche per evitare l’escalation sull’inflazione».
Il presidente dell’Unione nazionale consumatori ha infine richiamato gli impegni programmatici assunti in passato dalla Presidenza del Consiglio, citando la promessa elettorale sulla «sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise». In riferimento alle dichiarazioni governative dello scorso 7 marzo 2026, nelle quali si confermava che lo studio della misura era affidato al ministero dell’Economia, Dona ha concluso rilevando che lo strumento «lo hanno studiato e applicato, solo che poi lo hanno tolto».



