HomeCronacaBotulino scambiato per ubriachezza, la famiglia...

Botulino scambiato per ubriachezza, la famiglia di Luigi Di Sarno torna a chiedere giustizia

A dodici mesi dalla scomparsa di Luigi Di Sarno, deceduto a cinquantadue anni per un’intossicazione da botulino contratta dopo aver consumato un panino sul lungomare di Diamante, i familiari tornano a sollecitare la magistratura per fare piena luce sui soccorsi prestati.

L’attenzione resta concentrata sulla gestione del paziente all’interno del Pronto soccorso del Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo, dove l’uomo si era rivolto per le prime cure. I legali della famiglia, gli avvocati Angelo Pisani, Sergio Pisani e Maria Napolano, evidenziano la presenza di una catena di sviste e valutazioni errate nel verbale di accettazione e nelle fasi successive.

La contestazione sulla diagnosi del Pronto soccorso

La ricostruzione fornita dalla difesa si basa sulla documentazione medica, sul racconto di chi era presente e su una serie di messaggi vocali inviati dal paziente durante le ore drammatiche del peggioramento. I legali denunciano come i sintomi della tossina fossero stati scambiati per uno stato di alterazione dovuta all’alcol o a problemi psicologici.

“I sintomi del botulino furono scambiati per ubriachezza. Luigi Di Sarno versava in un drammatico e conclamato decadimento neurologico: soffriva di paralisi palpebrale, biascicava, non riusciva a respirare e non poteva neppure deglutire, ma il referto parlava di un paziente ‘lucido e tranquillo'”, dichiarano i difensori della famiglia.

I legali rimarcano come le condizioni di ipotizzata ubriachezza o ansia abbiano portato a trascurare il reale stato del cinquantaduenne. “La famiglia chiede verità su una morte che si doveva e si poteva evitare. L’autopsia ha accertato il decesso per tossina botulinica. I medici di turno avrebbero liquidato quei sintomi attribuendoli, secondo prove in nostro possesso, a una presunta ubriachezza o a un disagio psichico, arrivando a consigliargli una visita dallo psicologo”, proseguono i legali.

Le registrazioni audio e il testimone chiave

Tra gli elementi presentati alla Procura figurano gli audio inoltrati dallo stesso Di Sarno. Nelle registrazioni si coglierebbero le crescenti difficoltà dell’uomo nel comunicare verbalmente, a testimonianza del progressivo blocco neurologico. Accanto al materiale informatico, i familiari indicano la testimonianza dell’amico che scortò la vittima in ospedale come prova dirimente per accertare i dettagli delle comunicazioni avvenute con il personale di turno.

“A smascherare le omissioni del verbale sanitario sono gli audio inviati dalla vittima e la testimonianza chiave dell’amico presente ai fatti”, sostengono gli avvocati. L’ascolto dell’accompagnatore è stato richiesto con urgenza alle autorità giudiziarie per chiarire la discrepanza tra la quadro clinico percepito dal personale sanitario e lo stato reale del paziente.

Le richieste dei legali alla magistratura

I punti ancora da chiarire riguardano la tempestività d’intervento e la somministrazione del siero antitossico, fattore che avrebbe potuto modificare l’esito dell’intossicazione se impiegato nella prima fase dell’accesso.

“Luigi non era ubriaco, stava morendo di botulismo sotto gli occhi dei medici”, dichiarano gli avvocati Pisani e Napolano, sottolineando la necessità di accertare eventuali responsabilità a carico del personale medico.

La magistratura dovrà ora stabilire se vi siano state omissioni o profili di colpa medica lungo la catena dell’assistenza, per dare risposta alle richieste di trasparenza avanzate dai familiari a un anno dalla tragedia. “A distanza di un anno pretendiamo giustizia. Non si può morire per una diagnosi del tutto ignorata”, concludono i difensori.