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Fede e gratitudine a Rossano per la Festa dell’Achiropita: il ritorno di mons. Giuseppe Satriano

Una serata caratterizzata da profonda devozione e senso di comunione ha accompagnato la solenne celebrazione eucaristica per la Festa diocesana della Madonna Achiropita, Patrona dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. A presiedere la funzione è stato mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto e già alla guida della comunità diocesana calabrese, affiancato dall’Arcivescovo mons. Maurizio Aloise, dal presbiterio e dai fedeli presenti.

L’evento ha rappresentato un momento di incontro condiviso, aperto dal saluto di accoglienza di mons. Aloise: «Un saluto particolarmente grato e riconoscente rivolgo a Sua Eccellenza Reverendissima l’Arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Giuseppe Satriano, già Arcivescovo di Rossano-Cariati, che ringrazio di cuore per aver accolto il nostro invito e per aver voluto essere con noi questa sera. La sua presenza è per noi motivo di gioia e di comunione e ci permette di vivere ancora una volta quel legame di affetto e di fraternità che non viene meno con il passare del tempo».

A queste parole ha fatto eco la risposta di mons. Satriano, che ha espresso la propria emozione nel ritrovare volti e luoghi del suo precedente ministero: «Ritornare oggi tra voi, nella festa della Vergine Achiropita, è per me motivo di profonda commozione. Grazie don Maurizio per la tua vicinanza fraterna e cara. È bello per me essere qui».

Il messaggio dell’omelia: memoria, speranza e attenzione al territorio

Durante la riflessione omiletica, mossa dai testi biblici di Isaia e dal Magnificat, mons. Satriano ha stimolato l’assemblea a non cedere alla nostalgia ma a riconoscere l’azione continua del Signore nelle dinamiche odierne. «La memoria biblica non è mai un rifugio nel passato, ma forza per aprirsi al futuro», ha evidenziato l’Arcivescovo, ricordando che «la fede non consiste anzitutto nel moltiplicare ciò che facciamo per Dio, ma nel lasciare che Dio faccia qualcosa di vero in noi».

Il richiamo alla figura di Maria e all’immagine dell’Achiropita si è legato strettamente alla storia del territorio e alle sue ferite quotidiane, menzionando anche il ricordo dell’alluvione del 12 agosto 2015. La devozione, secondo mons. Satriano, deve tradursi in impegno concreto di fronte alle problematiche locali come la disoccupazione, la dispersione giovanile, la solitudine delle fasce deboli e i fenomeni di illegalità. «Pregare il Magnificat significa affacciarsi con Maria al balcone del futuro, certi che questo mondo porta già in grembo un mondo nuovo», ha spiegato il presule.

La consegna spirituale alla comunità diocesana

In conclusione dell’omelia, richiamando l’etimologia stessa del termine Achiropita — «non fatta da mano d’uomo» —, mons. Satriano ha rivolto il suo augurio alla Chiesa locale: «È forse questo il dono da chiedere oggi per questa vostra amata Chiesa, che sento cara al mio cuore: lasciar lavorare Dio».

L’invito finale ha ribadito il senso profondo dell’affidamento spirituale: «L’Achiropita ci insegni questo: quando smettiamo di voler fare tutto da noi e lasciamo spazio a Dio, anche il deserto può diventare strada, anche una ferita può diventare grembo, anche la nostra storia può diventare Magnificat». La celebrazione si è chiusa con la benedizione per l’intera comunità diocesana e il saluto dell’Arcivescovo: «Dio benedica l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati con il suo pastore, doni a tutti e ciascuno gioia e salute. Buona vita… Evviva Maria!».