Un semplice prelievo ematico potrebbe consentire in futuro di individuare non solo il tumore del colon-retto, ma anche le lesioni precancerose ad alto rischio, permettendo di intervenire prima che la malattia si sviluppi. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, che ha valutato le prestazioni di un test diagnostico sperimentale denominato DENEB.
La ricerca ha coinvolto oltre 1.500 adulti sottoposti a screening tramite colonscopia in Cina, Giappone e Spagna. I risultati mostrano che il test ha individuato circa il 91-92% dei tumori colorettali e l’81% degli adenomi avanzati, ovvero i polipi ad alto rischio di evoluzione tumorale.
La svolta nell’intercettare le lesioni ad alto rischio
L’aspetto più rilevante risiede proprio nella capacità di riconoscere le lesioni precancerose. Mentre diversi test ematici sviluppati negli ultimi anni si sono mostrati efficaci nell’intercettare tumori già conclamati, la diagnosi precoce degli adenomi precancerosi è sempre risultata complessa. La rimozione tempestiva di tali formazioni nel corso di una colonscopia consente infatti di interrompere il processo di trasformazione neoplastica.
Il test DENEB analizza specifiche sequenze di microRNA presenti nel materiale circolante e negli esosomi del sangue. Attraverso un modello di apprendimento automatico (machine learning), il sistema distingue i profili biologici tra soggetti sani, individui con adenomi e pazienti affetti da cancro colorettale.
Il ruolo della colonscopia nello screening
I ricercatori precisano che l’esame ematico non è destinato a sostituire la colonscopia, la quale rimane l’indagine di riferimento per confermare la diagnosi e rimuovere contestualmente le lesioni. Un eventuale riscontro positivo al test del sangue richiederebbe comunque un approfondimento endoscopico.
L’impiego futuro di questo strumento non invasivo potrebbe tuttavia facilitare una selezione preliminare dei soggetti a maggior rischio, favorendo l’adesione ai programmi di prevenzione e ottimizzando l’accesso alle colonscopi diagnostiche.
Prospettive e necessità di ulteriori conferme
Nonostante la validità dei dati, l’applicazione clinica necessita di ulteriori verifiche. La fase di test è stata condotta su un campione in cui la frequenza di tumori e adenomi avanzati era superiore rispetto alla media della popolazione generale. Gli autori indicano pertanto l’esigenza di ampi studi prospettici prima di un eventuale utilizzo su larga scala. Il test ha inoltre mostrato un’efficacia inferiore nel rilevare lesioni piatte o sessili, un limite che sarà oggetto di successive valutazioni sperimentali.



