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Cosenza, Cimino propone l’ospedale veterinario sociale: «Nessuno rinunci a curare il proprio animale»

Garantire cure adeguate agli animali domestici anche alle famiglie che si trovano in difficoltà economiche e sostenere le associazioni che operano quotidianamente sul territorio contro il randagismo. Con questo obiettivo il movimento Il Muro Italia ha annunciato la volontà di promuovere la realizzazione dell’Ospedale Veterinario Sociale Comunale di Cosenza, inserendo la misura tra i punti programmatici a sostegno della candidatura a sindaco di Giacomo Mancini.

Il legame affettivo e la tutela delle famiglie fragili

Il fondatore del movimento, Primo Manlio Cimino, evidenzia il valore sociale dell’iniziativa legate alla salute degli animali di affezione, descrivendo le criticità che le persone si trovano ad affrontare a causa dei costi elevati delle prestazioni veterinarie.

«Chi vive con un animale sa quanto possa diventare importante nella vita di una persona e di una famiglia. E sa anche quanto sia doloroso trovarsi nella condizione di non potergli garantire le cure di cui ha bisogno. È pensando soprattutto alle persone che vivono questa difficoltà, e alle tante associazioni che ogni giorno si prendono cura degli animali abbandonati, che stiamo lavorando a un progetto al quale tengo particolarmente: creare a Cosenza un Ospedale Veterinario Sociale Comunale», evidenzia Cimino.

Le spese mediche rappresentano infatti un ostacolo concreto per molte persone. «Oggi una visita specialistica, un esame diagnostico, una terapia o un intervento chirurgico possono comportare costi difficili da sostenere. Per una famiglia che attraversa un momento di difficoltà economica possono diventare addirittura proibitivi. Credo che una comunità debba provare a dare una risposta anche a questo bisogno: nessuno dovrebbe essere costretto a rinunciare alle cure del proprio animale soltanto perché non può permetterselo», prosegue il presidente de Il Muro Italia.

Una rete territoriale tra sanità, terzo settore e volontariato

La proposta delinea un modello operativo che va oltre la sola realizzazione di un edificio fisico, puntando alla creazione di un sistema integrato basato sulla collaborazione sinergica tra istituzioni locali, aziende sanitarie e realtà del terzo settore.

«Non immaginiamo semplicemente una struttura, ma una rete. Stiamo lavorando alla costituzione di un gruppo di persone competenti e vicine al mondo della tutela animale che possa aiutarci a individuare il modello più efficace e sostenibile: una struttura dedicata, un sistema di convenzioni con ambulatori e professionisti oppure una soluzione integrata capace di mettere insieme più strumenti. Vogliamo coinvolgere veterinari, ASP, Regione, associazioni e realtà del Terzo Settore. Un progetto di questa natura non può vivere soltanto dentro il Comune: deve nascere dalla collaborazione di tutte le energie disponibili nella nostra comunità», illustra Cimino.

Prevenzione, sterilizzazioni e contrasto all’abbandono

L’erogazione di prestazioni mediche a tariffe agevolate o in forma gratuita per i nuclei aventi diritto rappresenta solo un tassello di una visione strategica più estesa. Il piano intende infatti intervenire direttamente sulla gestione complessiva del fenomeno del randagismo e sulla sensibilizzazione dei cittadini.

L’Ospedale Veterinario Sociale è pensato per affiancare percorsi dedicati al sostegno delle adozioni, campagne di sterilizzazione e microchippatura, attività educative e azioni concrete per contrastare l’abbandono.

«Sono convinto che il benessere animale sia anche una questione sociale. Pensiamo agli anziani soli, alle persone fragili, alle famiglie per le quali un cane o un gatto rappresentano una presenza affettiva fondamentale. Prendersi cura di quel legame significa, molto spesso, prendersi cura anche delle persone. Mi piacerebbe che Cosenza diventasse un modello anche in questo: una città nella quale nessuno debba rinunciare a curare il proprio animale per ragioni economiche. Perché chi vive con un animale lo sa: non è semplicemente un animale. È famiglia. E una famiglia in difficoltà non dovrebbe essere lasciata sola», conclude Cimino.