L’ondata di calore che continua a stringere d’assedio il Mezzogiorno sta trasformando il rientro tra i banchi in un vero e proprio caso politico e sanitario. Con temperature indoor che sfiorano frequentemente i 35 gradi e soltanto l’11% degli istituti scolastici dotato di impianti di condizionamento — per lo più relegati agli uffici amministrativi —, si levano sempre più forti le proteste di sindaci, sindacati, medici e famiglie che chiedono di posticipare l’avvio delle lezioni.
Dalla Puglia alla Campania e alla Sicilia, fioccano i primi provvedimenti formali e le petizioni popolari. Il sindaco di Gallipoli, Flavio Fasano, si è rivolto all’Ufficio Scolastico Regionale proponendo un rinvio temporaneo della prima campanella nelle giornate più critiche o la convocazione urgente di un tavolo tecnico per modulare gli orari. Sulla stessa linea il primo cittadino di Stornara, Roberto Nigro, e la città di Agropoli in Campania, dove una petizione diretta al Governo ha superato le 10.000 firme denunciando la palese violazione del D.Lgs. 81/08 sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. A dare man forte ci sono anche gli esperti della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e diverse sigle sindacali, favorevoli a differire le attività al Sud fino all’equinozio d’autunno per evitare malori e cali di concentrazione.
In Calabria la data di avvio resta confermata per metà settembre. Tra le aule della regione, tuttavia, la preoccupazione è palpabile: con un patrimonio edilizio scolastico fragile e privo di sistemi di ventilazione adeguati, il rientro rischia di trasformarsi nell’ennesima emergenza preannunciata.
Sul fronte economico, la spaccatura è netta. Gli enti locali, specialmente in un territorio fragile come quello calabrese dove i Comuni e le Province versano già in condizioni finanziarie precarie e spesso al limite del dissesto, non possono essere lasciati soli a farsi carico dell’acquisto e dell’installazione di condizionatori o interventi strutturali. È lo Stato centralizzato che dovrebbe intervenire con risorse concrete e commisurate all’entità del problema.
Le misure finora annunciate dal Ministero dell’Istruzione — uno stanziamento di circa 20 milioni di euro per l’acquisto di apparecchi di raffrescamento — appaiono del tutto irrisorie: divisi per le decine di migliaia di aule italiane, equivalgono a meno di 50 euro ad aula. Una cifra simbolica che non basta nemmeno a coprire l’acquisto di un ventilatore da tavolo di fascia media, figurarsi l’adeguamento di un’intera struttura. Serve un piano d’investimenti nazionale con risorse ingenti per garantire l’adattamento climatico degli edifici scolastici, affinché il diritto allo studio e alla salute non rimanga subordinato al meteo di settembre.



