La riforma del trasporto pubblico locale in Calabria finisce al centro di una dura polemica politica. Il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale contesta il percorso avviato dalla giunta, sostenendo che la gestione dell’iter stia penalizzando il dialogo con le realtà locali e le amministrazioni comunali.
Le critiche sul metodo e il mancato ascolto dei Comuni
Al centro della contestazione c’è l’esclusione di importanti realtà urbane dalle fasi consultive. La vicenda delle mancate audizioni dei sindaci di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia dimostra, secondo l’opposizione, un’impostazione scorretta sia sul piano del metodo che del merito. Ridisegnare la governance del settore, modificare le modalità di affidamento dei servizi e incidere sulle competenze degli enti locali richiede una discussione aperta con chi vive e amministra i territori quotidianamente.
Un ulteriore elemento di attrito riguarda i tempi strettissimi concessi agli enti locali per esaminare la documentazione. La richiesta inviata ai Comuni tramite PEC in orario serale, con il termine fissato a sole 48 ore per inviare eventuali osservazioni al Piano dei trasporti, viene definita un passaggio formale del tutto inadeguato alla complessità del testo.
Il passaggio da Art-Cal ad Am-Cal e i nodi sulle risorse
La proposta di legge sulla “Disciplina dei servizi di trasporto pubblico locale”, destinata a breve all’esame dell’aula, prevede il superamento dell’Autorità Regionale Trasporti Calabria (ART-CAL) e la contestuale istituzione dell’Agenzia della Mobilità della Calabria (AMCAL). A questo nuovo ente verrebbero attribuite le funzioni strategiche per l’organizzazione dei servizi, gli affidamenti e la gestione dei contratti.
I consiglieri Dem sollevano perplessità sulla scelta di sostituire l’ente a pochi mesi di distanza dall’aggiornamento del Piano regionale dei trasporti, che indicava proprio ART-CAL come perno centrale della programmazione. Il timore espresso è che si stia procedendo prima alla creazione del contenitore societario, rinviando le decisioni sostanziali su quali collegamenti garantire e con quali coperture economiche, a fronte di un fabbisogno complessivo non coperto stimato in oltre 11 miliardi di euro.
A complicare il quadro generale si aggiungono le preoccupazioni legate agli effetti dell’autonomia differenziata e della riforma del federalismo fiscale, che potrebbero portare a un ridimensionamento delle risorse nazionali destinate al Fondo TPL, penalizzando la capacità di cofinanziamento della Regione.
La richiesta di stop all’iter e la riapertura delle audizioni
Trattandosi di una ristrutturazione destinata a incidere sul sistema dei collegamenti per i prossimi venti anni, il gruppo consiliare sottolinea come la priorità debba rimanere la qualità del servizio offerto a studenti, lavoratori e imprese, garantendo collegamenti efficaci anche verso le aree interne e periferiche.
Per queste ragioni, la delegazione del Partito Democratico chiede la sospensione immediata dell’iter legislativo e l’avvio tempestivo di una nuova fase di audizioni che coinvolga direttamente tutti gli attori istituzionali e sociali interessati prima di giungere all’approvazione finale del testo.



