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Temperature record nel Mediterraneo, Greco avverte: “Rischio eventi meteorologici estremi in Calabria”

Il miglioramento del mare calabrese rappresenta un dato di fatto confortato dalle analisi e dal lavoro svolto nell’ultimo quinquennio, ma l’attenzione sulla tutela ambientale non deve abbassarsi con la fine della stagione estiva. Nel corso del programma “Pagina Protetta” in onda su Radio Onda Verde, il biologo marino e scienziato vibonese Silvio Greco ha tracciato un quadro dettagliato della situazione regionale in un’intervista rilasciata a Nicolino La Gamba. La riflessione si allarga dal modello Vibo e dalla gestione dei depuratori fino ai grandi temi globali come il riscaldamento dei mari, la presenza di microplastiche e l’arrivo di specie aliene.

I risultati della task force e la memoria dei fondali

I progressi registrati lungo le coste calabresi derivano da un’azione coordinata avviata nel 2021, nata dall’intuizione dell’allora procuratore Camillo Falvo e condotta in collaborazione con la Stazione Zoologica, la magistratura e le forze dell’ordine. Tra le situazioni emblematiche affrontate figura quella del torrente Sant’Anna a Bivona, dove gli interventi hanno riguardato la riorganizzazione del sistema di afflusso delle acque trattate dal depuratore.

A spiegare l’importanza di un monitoraggio costante è lo stesso Silvio Greco: “L’acqua non ha memoria, non ce l’ha ovviamente neanche l’acqua di mare. Se tu sei là in quel momento e hai la possibilità di campionare l’inquinante, lo campioni, ma dopo un’ora, due ore, quello si è volatilizzato. Quello che invece ha memoria è il sedimento del mare”. I carotaggi eseguiti sui fondali hanno evidenziato come le contaminazioni del torrente arrivassero a estendersi fino all’area di Gizzeria, dimostrando la portata dell’impatto sul Golfo.

Inquinamento invernale e la gestione del depuratore Silica

La vera criticità per la salute del mare non coincide necessariamente con i mesi dell’afflusso turistico. Durante il periodo estivo, infatti, i corsi d’acqua minori e le aree di transizione rimangono spesso a secco, accumulando detriti e scarichi non autorizzati provenienti anche da comuni privi di adeguate reti fognarie. Le prime precipitazioni autunnali e invernali trascinano l’intero carico inquinante verso la costa.

Sul fronte delle infrastrutture, un passaggio rilevante riguarda il depuratore della Silica nel Vibonese, la cui gestione passerà a Sorical dal 1° gennaio 2027. Per lo scienziato si tratta di un’evoluzione positiva che deve rappresentare un nuovo punto di partenza e non un traguardo definitivo. “Nessuno forse pensa che se tu fai un gesto tipo buttare una busta di spazzatura a Serra San Bruno poi te la trovi nei pesci a mare a Bivona”, sottolinea Greco, ricordando come la salvaguardia dell’ambiente e il corretto funzionamento degli ecosistemi siano direttamente collegati alla tutela della salute umana.

Surriscaldamento dei mari e prevenzione del rischio idrogeologico

Accanto alla depurazione, la crisi climatica costituisce la minaccia più complessa per il bacino mediterraneo. Le misurazioni estive hanno rilevato picchi di temperatura superficiale dell’acqua fino a 36 gradi, accompagnati da un incremento della salinità. Questo accumulo di energia termica aumenta la frequenza e l’intensità dei fenomeni meteorologici estremi nel momento in cui le masse d’aria calda incontrano le correnti fredde.

I territori geograficamente più esposti a tali dinamiche risultano essere la Calabria e il Piemonte, dove la combinazione tra eventi atmosferici intensi ed erosione costiera impone un cambio di approccio nella pianificazione urbana e nella ricostruzione delle infrastrutture danneggiate dalle mareggiate.

Biodiversità in trasformazione e accumulo di plastiche

Il cambiamento delle condizioni ambientali sta modificando anche la fauna marina, con la presenza di oltre un migliaio di specie aliene censite nei mari italiani, giunte in gran parte attraverso il Canale di Suez.

Parallelamente, il problema dei rifiuti sintetici richiede una valutazione accurata: la quota di materiale plastico visibile in superficie rappresenta infatti solo il 3% o 4% del totale. Il restante materiale si frammenta in nanoplastiche capaci di persistere indefinitamente nell’ambiente e di entrare nella catena alimentare. Per la prospettiva futura, le attività di monitoraggio proseguiranno attraverso il lavoro di Arpacal, le ricerche della Stazione Zoologica, le tutele garantite dalle aree marine protette e le iniziative promosse dalla fondazione Patto per il Mare.