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Operazione della Guardia di Finanza a Catanzaro tra aste immobiliari e frodi nei fondi europei per l’agricoltura

Un sistema di affari articolato che avrebbe legato insieme il settore delle aste giudiziarie immobiliari, la gestione di società agricole, il riciclaggio e l’accaparramento indebito di contributi pubblici. Questa è la struttura emersa al termine dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro e dallo Scico, sotto la coordinazione della Procura distrettuale della Repubblica di Catanzaro. L’inchiesta ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari personali e a un sequestro preventivo per un patrimonio totale stimato in circa 36,7 milioni di euro.

I militari del Comando provinciale e gli specialisti del Nucleo di Polizia economico-finanziaria/Gico hanno dato attuazione all’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro. Oltre alle misure personali, sono state avviate perquisizioni locali in diverse sedi coinvolte nell’indagine.

Le misure cautelari eseguite e i nomi delle persone coinvolte

La misura della custodia cautelare in carcere è stata disposta per Carmelo Costa di Melicucco e Alessandro La Rosa di Tropea.

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari ha stabilito contestualmente la misura degli arresti domiciliari per l’avvocato Gennaro Pierino Mellea e per gli imprenditori Danilo Abramo e Roberto Mercurio, tutti residenti a Catanzaro.

Il meccanismo delle aste immobiliari e l’impiego dei prestanome

Gli accertamenti patrimoniali e investigativi hanno consentito di ricostruire la presenza di un sodalizio con base a Catanzaro, focalizzato sull’operatività nei comparti immobiliare e agricolo. La rete d’imprese, costituita da varie società di persone e di capitali, sarebbe stata intestata a coniugi, compagne e persone di fiducia con il ruolo di prestanome.

L’organizzazione si sarebbe mossa all’interno di procedure esecutive e fallimentari con l’obiettivo di avvantaggiare elementi indicati dagli inquirenti come di notevole spessore criminale. Gli addebiti riguardano diversi episodi di turbata libertà degli incanti realizzati attraverso le entità societarie collegate ai vertici del gruppo.

Le irregolarità nel settore agricolo e le truffe sui contributi pubblici

Un’ulteriore linea d’indagine ha riguardato l’utilizzo di aziende agricole guidate da formali imprenditori di settore che, secondo la prospettazione accusatoria, agivano come fittizi intestatari. Le società partecipavano in modo sistematico ai bandi pubblici per ottenere finanziamenti a fondo perduto.

Tra i reati contestati figurano la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche relative alla Politica agricola comune (Pac), il trasferimento fraudolento di valori, il riciclaggio, l’autoriciclaggio e il reimpiego di proventi illeciti.

Il dettaglio dei beni patrimoniali sottoposti a sequestro

Il decreto di sequestro preventivo, finalizzato anche alla confisca per equivalente, ha interessato disponibilità finanziarie per circa 2,5 milioni di euro distribuite nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo. Il provvedimento ha colpito anche 15 società attive nel comparto agricolo nella provincia di Catanzaro, dal valore stimato in 1,6 milioni di euro.

La quota principale dei sigilli riguarda 398 beni immobili, comprensivi di terreni e fabbricati situati nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa, per una stima economica di 32,6 milioni di euro. L’intervento rientra nell’azione di contrasto agli interessi patrimoniali illeciti, fermo restando il principio di presunzione di innocenza per tutti i soggetti coinvolti nelle successive fasi del procedimento.