Il World Trade Center rappresentava il cuore economico degli Stati Uniti, il simbolo dell’America ricca e globale posizionato nel centro di New York. Proprio per questo motivo la rete del terrore islamista ne fece un obiettivo primario, una vera ossessione coltivata per quasi un decennio prima di giungere alla devastazione dell’11 settembre 2001.
Un’approfondita ricostruzione firmata da Guido Olimpio sulle pagine del Corriere della Sera evidenzia come la scelta di colpire il complesso di Manhattan non fu affatto casuale. Il primo tentativo risale al febbraio del 1993, quando un camioncino bomba posizionato nei garage sotterranei da Ramzi Youssef provo’ sei vittime, senza pero’ riuscire a far crollare le strutture. Quel parziale fallimento non fermo’ i vertici di Al Qaeda, guidati da Osama Bin Laden e dall’architetto operativo Khaled Sheikh Mohammed, nipote dello stesso Youssef. Nonostante i dubbi interni di figure come Seif al Adel, timoroso della reazione americana, il piano prosegui’ fino al perfezionamento di un attacco simultaneo senza precedenti.
La struttura del commando terrore
L’organizzazione dell’assalto si baso’ su una divisione rigorosa dei ruoli per garantire il dirottamento di quattro aerei di linea. Il gruppo operativo vedeva al vertice quattro piloti: tre appartenenti alla cellula tedesca di Amburgo, ovvero Mohammed Atta, Marwan al Shehi e Ziad Jarrah, a cui si aggiunse Hani Hanjour, gia’ dotato di un brevetto di volo. I quattro si infiltrarono nel territorio statunitense frequentando scuole d’aviazione locali ed effettuando viaggi di prova per valutare le falle nella sicurezza aeroportuale.
Accanto ai piloti agirono quindici uomini con mansioni operative, identificati come “muscoli”, con il compito specifico di irrompere nelle cabine di pilotaggio armati unicamente di taglierini. Il piano prevedeva anche un ventesimo elemento, Zacarias Moussaoui, la cui azione venne arrestata in anticipo dalle forze dell’ordine americane, portando alla sua successiva condanna all’ergastolo.
La dinamica dei crolli e il collasso dell’intelligence
La mattina dell’11 settembre il commando entro’ in azione puntando alle Torri Gemelle, al Pentagono e alla Casa Bianca. Alle ore 8:46 il volo American Airlines 11 impatto’ la Torre Nord tra i piani 93 e 99, causandone il crollo alle 10:28. Alle 9:03 fu la volta della Torre Sud, centrata dal volo United Airlines 175 tra i piani 77 e 85 e collassata alle 9:59.
Dal punto di vista ingegneristico, l’impatto ad alta velocita’ abbinato al calore estremo generato dalla combustione del carburante innesco’ un cedimento strutturale a catena. Il calore indeboli’ le travi portanti, provocando il crollo progressivo dei solai verso l’interno. Parallelamente alle dinamiche tecniche, l’inchiesta mette in luce i pesanti vuoti nell’apparato di sicurezza statunitense, caratterizzato da allarmi ignorati, mancato coordinamento e rivalita’ interne tra FBI e CIA.
L’obiettivo finale di Bin Laden andava oltre la morte di oltre 2.750 persone nel solo complesso del World Trade Center: l’intento strategico mirava a trascinare gli Stati Uniti in un conflitto permanente e costoso. Le conseguenze dell’attacco si estendono fino al presente, con i laboratori scientifici ancora impegnati nel riconoscimento dei resti delle vittime attraverso l’uso delle moderne tecnologie di analisi del DNA e ricerca genealogica.



