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Caro bollette, l’allarme di Confcommercio: “Extra-costi da un miliardo per imprese e famiglie”

L’aumento improvviso e costante dei costi dell’energia torna a flagellare il tessuto produttivo italiano, con un impatto particolarmente severo sui settori del terziario, della ristorazione e del turismo. A causa del combinato disposto tra il rialzo delle quotazioni delle materie prime e il picco dei consumi registrato durante i mesi estivi, caratterizzati dall’uso intenso degli impianti di climatizzazione con un incremento del 15% rispetto alla primavera, le aziende si trovano ad affrontare un gravoso carico finanziario. I maggiori costi stimati superano il miliardo di euro nell’arco di soli sei mesi, riportando l’intero comparto in una condizione di emergenza analoga a quella vissuta nel 2022.

La mappa dei rincari nel settore terziario

Secondo l’analisi elaborata da Confcommercio in collaborazione con il CER, la spesa energetica complessiva delle attività di rete potrebbe raggiungere i 2,9 miliardi di euro su base trimestrale. Il quadro delineato per la seconda metà del 2026 rivela rincari diffusi tra le varie categorie professionali:

  • Il commercio al dettaglio registra la quota di extra-costi più consistente, stimata in 494 milioni di euro.

  • La ristorazione deve far fronte a un aggravio di 207 milioni di euro.

  • Le strutture alberghiere e ricettive vedono salire il conto complessivo a 164 milioni di euro.

  • I bar accumulano un aumento dei costi pari a 111 milioni di euro.

  • La grande distribuzione organizzata sostiene un ulteriore esborso di 50 milioni di euro.

Le ripercussioni sul Prodotto Interno Lordo e sui consumi

Le difficoltà economiche riscontrate dal terziario rischiano di estendersi all’intero impianto macroeconomico nazionale. L’Ufficio studi di Confcommercio ha ipotizzato uno scenario peggiorativo caratterizzato dal prezzo del greggio Brent stabilizzato a 140 dollari al barile nel 2027. Tale evoluzione determinerebbe un incremento dell’inflazione di 0,7 punti percentuali e un contrazione dei consumi reali delle famiglie dello 0,5%, corrispondente a una riduzione della spesa di 250 euro per ciascun nucleo familiare e a un calo complessivo di 6,5 miliardi di euro. Parallelamente, la crescita del PIL subirebbe una flessione di 0,3 punti percentuali, arrestandosi su ritmi minimi.

Il divario con i competitor europei e lo “spread energetico”

La fragilità del sistema italiano risiede nel marcato differenziale di costo rispetto agli altri paesi europei. Ai primi di settembre, il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica ha segnato un incremento del 73,3% rispetto alla media del 2025 e un aumento del 271,1% nei confronti dei valori del periodo pre-pandemico.

Il costo dell’elettricità all’ingrosso sul mercato italiano risulta notevolmente più alto rispetto ai principali mercati continentali:

  • 65,3 euro al MWh in più rispetto alla Germania.

  • 67,2 euro al MWh in più rispetto alla Spagna.

  • 69,4 euro al MWh in più rispetto alla Francia.

In aggiunta, nel mese di settembre 2026 si è verificata un’ulteriore fiammata delle quotazioni: il gas naturale sulla piazza europea TTF ha riportato un rialzo del 161,2% su base annua, mentre il petrolio ha evidenziato un progresso del 55,7% da inizio anno e del 62,6% rispetto all’anno precedente.

Le cause della maggiore vulnerabilità italiana

L’indagine svolta da Confcommercio e CER evidenzia tre fattori di natura strutturale alla base dell’asimmetria degli shock energetici a danno dell’Italia. In primo luogo emerge la marcata dipendenza dal gas naturale: nel 2025, il 43,7% della produzione di elettricità è derivato da impianti a gas, a fronte del 18,2% della Spagna, del 17,6% della Germania e del 3,2% della Francia. Ogni variazione di prezzo del combustibile fossile si riflette quindi in modo più marcato sulla tariffa elettrica nazionale.

Un secondo elemento riguarda il divario sul fronte delle fonti rinnovabili. Pur coprendo il 50% della produzione elettrica nazionale, l’Italia rimane al di sotto dei livelli raggiunti da Spagna (56,9%) e Germania (56,3%). Tale scarto si inserisce nel contesto del meccanismo europeo del prezzo marginale, per il quale l’ultimo impianto necessario a soddisfare la domanda, spesso alimentato a gas, stabilisce il prezzo finale per la totalità dell’energia prodotta.

Infine, incide significativamente la pressione fiscale e tariffaria. Tra il 2021 e il 2025, le componenti relative a imposte e oneri sulle bollette italiane sono aumentate del 33,9%, in controtendenza rispetto ai cali dell’11,7% registrati in Spagna e del 22,6% in Germania. Tale incremento incide per circa un terzo sull’aumento totale delle fatture energetiche in Italia.

Le proposte e le richieste del settore terziario

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, esprime forte preoccupazione per la tenuta del tessuto imprenditoriale e per le possibili ricadute sull’inflazione, sottolineando l’esigenza di interventi tempestivi per arginare la crescita delle bollette: “Il peggioramento della situazione internazionale e il continuo incremento dei costi dell’energia stanno mettendo in seria difficoltà le imprese e riducono la fiducia delle famiglie. Bisogna evitare che questi aumenti si scarichino interamente sulle bollette.”

Le indicazioni formulate da Confcommercio prevedono una combinazione di misure immediate e riforme a lungo termine. Nell’immediato si richiede la definizione di agevolazioni fiscali destinate all’efficienza energetica e un nuovo ridimensionamento degli oneri generali di sistema per attenuare l’impatto economico immediato sulle imprese.

Sul piano strutturale, le richieste si concentrano sul sostegno alla transizione verso le energie rinnovabili, sullo studio e l’applicazione di tecnologie legate al nucleare sostenibile, sulla progressiva riduzione della dipendenza dal gas naturale e sul rafforzamento della rete elettrica nazionale compresi i sistemi di accumulo. Viene inoltre considerata non più rinviabile la revisione dei criteri europei per la formazione del prezzo dell’energia elettrica, affiancata dall’incentivazione dei contratti di acquisto aggregati per permettere alle aziende di stipulare forniture a prezzi stabili nel tempo.