Il piano del Governo sul taglio delle tasse sul gasolio riduce la sua portata, spingendo Eni a intervenire a sorpresa con un calo programmato sui listini, mentre crescono le tensioni nel settore dei trasporti.
Con il provvedimento approvato a metà settembre dal Consiglio dei ministri, lo sconto fiscale su accise e IVA per il gasolio è andato progressivamente a ridursi: dai 17 centesimi iniziali si è passati a 12,2 centesimi per la terza settimana del mese, per poi scendere a 6,1 centesimi fino a inizio ottobre. Una sforbiciata che ha provocato una fiammata immediata dei prezzi alla pompa: le stime delle associazioni dei consumatori evidenziano aumenti medi del 2,6% al giorno (fino a sfiorare i 2,48 euro al litro in autostrada), traducendosi in un aggravio netto di circa 3 euro a pieno per le famiglie.
A frenare i rincari è arrivata la mossa del cane a sei zampe. Eni ha annunciato l’introduzione di un price cap sulla propria rete Enilive per un periodo iniziale di 30 giorni (con possibile proroga a fine anno), fissando la soglia massima a 2,19 euro al litro per il diesel e a 1,99 euro per la benzina. Un’iniziativa accolta con favore da Palazzo Chigi e dal vicepremier Antonio Tajani, che ha espresso apprezzamento per una scelta improntata alla responsabilità sociale e alla collaborazione di mercato, senza il ricorso a soluzioni dirigiste o a nuove imposte sugli extraprofitti.
Nonostante l’intervento della multinazionale energetica, la pressione sul comparto logistico resta critica. Il sindacato degli autotrasportatori Assotir, per bocca del segretario generale Claudio Donati, ha ventilato l’ipotesi di uno sciopero generale se l’esecutivo non aprirà in tempi brevi un tavolo di confronto con le categorie colpite dal caro-diesel. Per tentare di stabilizzare il mercato e sollecitare un incremento della produzione di raffineria, i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin hanno già ufficializzato la convocazione dei vertici petroliferi per l’8 ottobre.



