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Protesta del mondo agricolo in Calabria: trattori in strada e rallentamenti sulla rete viaria

Dalle 8 di questa mattina agricoltori, allevatori e autotrasportatori si sono mobilitati in diverse aree della Calabria per richiamare l’attenzione delle istituzioni su una crisi gestionale ed economica che minaccia la sopravvivenza delle aziende e la stabilità delle famiglie. La protesta, promossa con la sigla “L’Italia scende in piazza”, vede il coinvolgimento del Movimento Popolare Nazionale, di Popolo di Calabria, MTA, GDA, del Gruppo Agricoltori del Crotonese e dei Comitati Riuniti Agricoli.

A Crotone il presidio principale si è concentrato nella zona di Passovecchio, uno snodo di raccordo fondamentale tra la Statale 106 e la Statale 107 Silana-Crotonese. La presenza dei mezzi agricoli nell’area della rotonda ha causato notevoli disagi alla viabilità locale, condizionando il transito di auto e mezzi di trasporto pubblico. Le operazioni di vigilanza e la gestione della circolazione nell’area sono affidate alle pattuglie della Polizia stradale e dei Carabinieri.

La rete dei presidi e la tabella di marcia della mobilitazione

L’iniziativa del Crotonese s’inserisce in un quadro di mobilitazione che interessa simultaneamente diverse aree strategiche del territorio regionale. Presidi e raduni di trattori sono stati segnalati in prossimità degli svincoli dell’autostrada A2 Del Mediterraneo a Rosarno, Pizzo Calabro e Firmo/Sibari, oltre a Piazza dei 500 nel comune di Cariati. Nello specifico, la concentrazione di circa 400 agricoltori presso lo svincolo di Firmo/Sibari ha generato rallentamenti alla circolazione autostradale.

Il programma delle azioni prevede un’estensione delle proteste a partire da mercoledì 30 settembre, data in cui è stato annunciato l’allestimento di un presidio permanente a oltranza lungo la Statale 106 Ionica, all’altezza di Davoli Marina. I vari presidi territoriali intendono far confluire le rivendicazioni nella manifestazione a carattere nazionale programmata per il 10 ottobre a Cosenza.

I nodi economici: costi di produzione, carburante e importazioni

Le ragioni del malcontento risiedono prevalentemente nell’aumento dei costi del carburante e nell’ampio scarto esistente tra i prezzi d’origine riconosciuti ai produttori e le quotazioni finali applicate alla vendita al dettaglio. Un divario economico che penalizza l’imprenditoria agricola e incide sul potere d’acquisto finale.

Tra le istanze sollevate dai promotori figura la richiesta di una limitazione delle importazioni di merci da paesi extra-Ue che non assicurino parametri di qualità e controlli sanitari equivalenti a quelli stabiliti dai regolamenti italiani ed europei.

I danni causati dalla fauna selvatica

Accanto alle questioni strettamente economiche e fiscali, le categorie in protesta evidenziano l’impatto dei danni determinati dalla presenza ingovernata della fauna selvatica sulle coltivazioni. Dai presidi giunge la richiesta di interventi istituzionali immediati finalizzati al contenimento delle specie responsabili delle devastazioni nei campi, fattore che contribuisce ad aggravare il bilancio d’esercizio delle imprese del settore.