A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, Catanzaro celebra il suo celebre cittadino con un’ampia rassegna che ne mette in luce la predisposizione alla dimensione pubblica dell’immagine. La mostra, allestita presso il Complesso Monumentale del San Giovanni, esplora l’attitudine dell’artista a trasformare i canali della comunicazione di massa in uno spazio di ricerca visiva e di costante rinnovamento linguistico.
Il percorso espositivo al Complesso Monumentale del San Giovanni
Promossa dal Comune di Catanzaro insieme alla Fondazione Mimmo Rotella e curata da Alberto Fiz, l’esposizione propone una rilettura strutturale della produzione del maestro, intesa come elemento dinamico all’interno dello spazio urbano. Le architetture storiche del Complesso Monumentale del San Giovanni accolgono venticinque opere di formato imponente, distribuite in un itinerario di otto sale progettato per ripensare la fruizione della figura visiva. Tra i lavori presentati figura Pan Am del 1986, una sovrapittura su tela della lunghezza di cinque metri, affiancata da décollage su lamiera legati alla cinematografia come Matrix e Shaolin. La selezione comprende anche dipinti dedicati al genere western, tra cui Fort Apache e L’ultima vendetta, entrambi realizzati nel 2004, con quest’ultimo concesso in comodato dall’Università Magna Græcia di Catanzaro. Di rilievo appare inoltre Ikarus del 1999, tela di tre metri ispirata al tema del volo, a lungo collocata all’Aeroporto di Lamezia Terme e fornita da Sacal.
«Era nostro preciso dovere rendere omaggio a un artista che ha dato uno dei contributi più originali e significativi all’arte contemporanea con la geniale invenzione del décollage e le sue progressive declinazioni. Una parabola straordinaria, per un talento riconosciuto e celebrato dalla critica e dal pubblico a livello internazionale e che mosse i suoi primi passi in uno dei vicoli del nostro centro storico», afferma il Sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita.
L’iniziativa punta a valorizzare il legame profondo tra l’autore e la sua città d’origine, sottolineando la portata storica della sua attività.
«Rotella ha fatto dei muri una memoria collettiva da interrogare, strappare, restituire, e il suo cammino è cominciato in questa città. Oggi, nel Complesso Monumentale del San Giovanni, quello sguardo ritorna, e questo ritorno vuole essere per i giovani talenti uno stimolo a riconoscere nella propria terra radici e possibilità, e per tutti un momento di consolidamento dello spirito di comunità, nel nome di uno dei più importanti Maestri del Novecento», sostiene l’Assessore alla Cultura Donatella Monteverdi.
La collaborazione istituzionale e la ricerca sulla monumentalità
L’organizzazione della rassegna poggia sulla sinergia tra le istituzioni cittadine e l’ente intitolato all’artista, con l’obiettivo di approfondire un versante specifico della sua attività tecnica.
«Nel ventennale della scomparsa di Mimmo Rotella, nel percorso commemorativo e celebrativo del Maestro, per la Fondazione era fondamentale riaffermare, ancora una volta, la grandezza e l’attualità della sua ricerca. Questa mostra, realizzata a Catanzaro, sua città di nascita e nel giorno del suo compleanno, insieme al Comune e alla sua amministrazione, rappresenta un’occasione particolarmente significativa per approfondire anche la produzione monumentale di Rotella. Nel contesto delle iniziative che in occasione del ventennale ricordano la figura e l’opera di Mimmo Rotella, vogliamo contribuire a mantenerne viva la memoria e a restituire la ricchezza di un percorso artistico che ha continuato a rinnovarsi e sperimentare fino agli ultimi anni, mostrando un lato “monumentale” della sua produzione che raramente si ha avuto l’occasione di ammirare», dichiara Nicola Canal, presidente della Fondazione Mimmo Rotella.
Dall’itinerario critico emerge come il concetto di monumentalità risieda nell’ampliamento delle proporzioni figurative e nella capacità delle composizioni di dialogare direttamente con l’ambiente circostante.
L’evoluzione dei linguaggi e la sperimentazione dagli anni Ottanta
Se negli anni Cinquanta le pareti cittadine rappresentavano per Rotella un patrimonio visivo da cui attingere, decenni più tardi tale intuizione si declina in strutture ambientali in cui cinema, pubblicità e cronaca convergono. «Il mio obiettivo è quello di donare al pannello pubblicitario uno statuto di scultura-architettura», affermava l’artista. L’analisi espositiva prende avvio dai lavori degli anni Ottanta per giungere fino alle creazioni del 2005, evidenziando come il décollage sia diventato la base per ulteriori sovrapposizioni e innesti pittorici.
In quella fase si assiste al reinserimento della pittura e della sovrapittura, intesa come reazione personale alle tendenze figurative dell’epoca, in grado di mutare il senso dell’immagine sottostante come accade nell’opera del 1984 A Star is Born.
«La mostra approfondisce un periodo storico non sufficientemente valorizzato sottolineando la vena sperimentale di Rotella che prosegue la sua indagine sulle tecniche e sui materiali per tutta la vita senza mai arrestarsi, rimettendosi continuamente in gioco. Non a caso una sala dell’esposizione è dedicata alle nuove icone, la sua ultima invenzione, risalente al 2002 che creano silenzi e sospensioni nella lettura dell’immagine frammentaria e frammentata. Ogni volta i suoi interventi sull’universo mediale ci sorprendono», chiarisce il curatore Alberto Fiz.
Accanto a soggetti tratti dall’immaginario popolare come Tarzan del 1986 e La sigaraia del 1997, il percorso accoglie i blank, caratterizzati dalla copertura dei manifesti, insieme ai ready made di grandi dimensioni. La mostra restituisce così la spinta espressiva di un autore capace di impiegare i media come strumenti di indagine sociale, rinnovando costantemente le forme dell’appropriazione figurativa.



