Il rischio di una nuova paralisi nella distribuzione di benzina e gasolio in Calabria torna a farsi concreto. Gli agricoltori sono pronti a riprendere la protesta davanti ai depositi costieri di Eni e Meridionale Petroli a Vibo Marina, uno snodo strategico per il rifornimento delle stazioni di servizio dell’intera regione. La mobilitazione è annunciata per lunedì 12 ottobre e potrebbe provocare pesanti conseguenze sulla disponibilità di carburante, dopo i disagi già registrati nei giorni scorsi.
L’annuncio ha rimesso in allarme gestori e automobilisti. Il timore di ritrovarsi con le pompe a secco ha fatto partire una nuova corsa alle scorte, mentre gli agricoltori ribasiscono la volontà di proseguire la mobilitazione contro l’aumento dei costi di produzione e i prezzi sempre più bassi riconosciuti a chi lavora la terra.
I numeri del nodo strategico di Vibo Marina
A rendere particolarmente delicata la situazione è il peso dei due depositi costieri nella rete regionale di approvvigionamento. Dagli stabilimenti di Vibo Marina vengono distribuiti ogni giorno oltre due milioni di litri di carburante, movimentati attraverso un flusso ordinario di circa 100 autocisterne. Da questi impianti dipende oltre la metà dei distributori calabresi: fermare l’ingresso e l’uscita dei mezzi destinati al trasporto significa interrompere una parte fondamentale della catena dei rifornimenti, con ripercussioni potenzialmente estese ben oltre il territorio vibonese.
Un primo assaggio delle conseguenze si è avuto nei giorni scorsi, quando il precedente presidio ha determinato difficoltà di approvvigionamento e lasciato diversi distributori senza carburante. A complicare ulteriormente lo scenario è la situazione di Taranto, da dove arriva una parte della benzina e del gasolio destinati al mercato calabrese. Un’eventuale contemporanea interruzione delle forniture anche da quell’area potrebbe aggravare sensibilmente le difficoltà.
Automobilisti e gestori a caccia di scorte
La prospettiva di un’altra giornata di blocchi ha già innescato una reazione preventiva. I gestori delle stazioni di servizio cercano di assicurarsi quantitativi sufficienti per affrontare le possibili interruzioni, mentre diversi automobilisti stanno anticipando i rifornimenti. Lo scenario è quello di distributori presi d’assalto e possibili esaurimenti delle scorte, soprattutto qualora la protesta dovesse prolungarsi.
La mobilitazione continua comunque a trovare comprensione tra i cittadini, alle prese con un aumento generalizzato dei costi. Come hanno osservato alcuni residenti vibonesi che hanno espresso solidarietà ai manifestanti: “Le lacrime degli agricoltori sono anche le lacrime che tutti noi stiamo cominciando a versare tra gli scaffali dei supermercati”.
La protesta contro il rincaro dei costi di produzione
Il Movimento territorio e agricoltura, guidato da Matteo Talarico, conferma la volontà di portare avanti la mobilitazione finché non arriveranno provvedimenti ritenuti adeguati alle difficoltà del comparto. “Non ci fermeremo finché non otterremo dalle istituzioni provvedimenti efficaci”, ha dichiarato Talarico. Alla base della contestazione c’è una forbice sempre più ampia tra quanto gli imprenditori spendono per produrre e quanto ricevono per vendere i propri prodotti. coltivare, allevare e produrre sta diventando economicamente insostenibile, mentre i prezzi pagati dai consumatori continuano a crescere.
A spiegare la portata della crisi sono i numeri denunciati dai manifestanti. Il gasolio agricolo è passato da 0,70 a 1,75 euro al litro, un aumento che pesa direttamente sui bilanci delle aziende, dall’utilizzo dei trattori alle lavorazioni nei campi. Non va meglio per gli allevatori: i mangimi hanno subito rincari compresi tra 2 e 3 euro al quintale, a seconda della tipologia, a cui si aggiunge l’incremento del costo del gas.
La crisi del settore lattiero e olivicolo
Il settore lattiero-caseario e quello olivicolo rappresentano due degli esempi più evidenti della crisi. Il prezzo riconosciuto per un litro di latte è sceso da 0,60 a 0,48 euro rispetto allo scorso anno, rendendo difficile sostenere le spese per alimentazione, energia e gestione degli allevamenti. Una situazione analoga riguarda gli olivicoltori: per ottenere un litro di olio servirebbero almeno 6,50 euro, ma il prodotto viene acquistato a circa 4,50 euro al litro. Questo divario sta mettendo a rischio la convenienza della raccolta e della trasformazione delle olive, spingendo alcune aziende a valutare la riduzione o la sospensione delle attività.
L’incognita sui prezzi lungo la filiera
La protesta punta i riflettori anche sulla formazione dei prezzi lungo la filiera, dalla produzione alla grande distribuzione. Da un lato vi sono gli agricoltori con compensi insufficienti, dall’altro le famiglie costrette a spendere sempre di più per acquistare frutta, verdura, latte e olio. La richiesta principale rivoltata alle istituzioni è di effettuare controlli e garantire maggiore trasparenza sui passaggi commerciali, sui trasporti e sui margini di distribuzione, per verificare dove si determina il divario tra il prezzo riconosciuto ai produttori e quello applicato ai consumatori finali.



