A chi può fare riferimento una famiglia calabrese quando si trova ad affrontare la mancanza di cure adeguate, l’impossibilità di accedere a un posto a scuola o la carenza dei servizi sociali sul territorio? La risposta attuale è drammatica: a nessuno. In Calabria, infatti, la figura del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza risulta del tutto assente.
A sollevare con forza la questione è l’associazione Infanzia e Adolescenza “G. Rodari”, che per bocca della sua presidente Monica Zinno lancia un chiaro e accorato appello al Consiglio regionale affinché si proceda senza ulteriori indugi alla nomina dell’organo di garanzia.
La rottura con l’ENOC e il caso nazionale
Il tema della tutela dei minori è tornato al centro del dibattito anche a seguito della decisione dell’Autorità garante nazionale di uscire dall’ENOC (la rete europea dei garanti per l’infanzia), resa nota l’8 ottobre dopo il mancato accoglimento di un’opinione dissenziente legata a un documento sui diritti dei minori LGBTQIA+.
L’associazione “G. Rodari” considera tale scelta particolarmente grave, evidenziando come le posizioni differenti e il dissenso debbano essere sostenuti e discussi all’interno delle sedi istituzionali e delle reti internazionali, anziché abbandonando i tavoli di cooperazione. Una preoccupazione condivisa da diverse realtà giudiziarie e del terzo settore, tra cui i magistrati per i minorenni dell’AIMMF e il Gruppo CRC, che riunisce oltre 100 associazioni a tutela dei diritti dell’infanzia.
La paralisi della nomina e la falla normativa regionale
Sebbene l’appello fosse originariamente rivolto anche alla rappresentanza regionale, in Calabria la figura di riferimento non è operativa. Già lo scorso 2 settembre il Coordinamento regionale Affido e Adozioni aveva segnalato come, a distanza di oltre un anno dall’insediamento della nuova legislatura, il Consiglio regionale non avesse ancora provveduto alla designazione, nonostante la regolare acquisizione dei curricula dei candidati.
Alla base di questo stallo vi è anche un nodo di natura strutturale e normativa: la decadenza automatica del Garante con il termine della legislatura, in assenza di una clausola di prorogatio. Nonostante la richiesta del precedente titolare di rimanere in carica fino al perfezionamento del nuovo insediamento, l’istituzione è rimasta senza guida, priva di nomine o di risposte pubbliche ufficiali.
I dati dell’emergenza educativa e sociale sul territorio
La mancanza del Garante non rappresenta un mero cavillo burocratico, ma incide direttamente su una situazione sociale che presenta forti criticità:
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Il 48,8% dei minori in Calabria risulta a rischio di povertà e di esclusione sociale.
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Il 21,2% degli studenti del primo ciclo scolastico è esposto al rischio di dispersione, a fronte di una media nazionale pari al 12,3%.
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La copertura degli asili nido raggiunge appena il 15,7% dei bambini compresi nella fascia tra 0 e 2 anni.
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Gli interventi degli sportelli psicologici scolastici hanno conteggiato oltre 10.000 accessi, riscontrando problematiche legate ad autolesionismo, ideazione suicidaria e dipendenze digitali.
Pur registrando alcuni segnali di miglioramento, come la flessione della dispersione scolastica esplicita, il quadro d’insieme delinea una realtà regionale complessa in cui la figura del Garante svolge un ruolo insostituibile nell’ascolto delle segnalazioni e nella tutela dei soggetti più vulnerabili.
Le richieste delle associazioni alle istituzioni
Di fronte a questo scenario, l’associazione “G. Rodari” – attiva da quasi due decenni nell’ambito dei diritti dei minori e tra i promotori della legge regionale d’istituzione dell’organo – avanza richieste puntuali rivolte a vari livelli istituzionali:
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Al Presidente del Consiglio regionale: procedere all’immediata designazione del Garante per l’infanzia durante la prima seduta utile.
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Alla Regione Calabria: chiarire pubblicamente le ragioni dei ritardi accumulati e prendere una posizione in merito all’uscita dell’Italia dalla rete europea ENOC.
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Al legislatore regionale: apportare una modifica normativa che introduca la proroga dei poteri del Garante fino alla nomina del successore, al fine di evitare il ripetersi di vuoti di tutela in futuro.
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Al Governo e al Parlamento: dare riscontro alle interrogazioni presentate sulla materia e adoperarsi per favorire il rientro del paese nell’ENOC.
«I diritti dei bambini non possono diventare terreno di scontro ideologico, né dipendere dagli orientamenti di chi ricopre temporaneamente un incarico», ribadisce Monica Zinno, confermando la disponibilità ad aprire un confronto istituzionale sul ruolo del Garante. In una regione fragile come la Calabria, la tutela dei minori necessita di presidi certi e continui: su questi principi non sono ammessi passi indietro.



