La mobilitazione degli agricoltori calabresi prosegue ininterrottamente dallo scorso 28 settembre e non può più rimanere inascoltata dalle istituzioni. Chi lavora quotidianamente la terra per garantire il cibo sulle nostre tavole si trova ad affrontare costi insostenibili per gasolio, energia elettrica e fertilizzanti, a fronte di compensi per i propri prodotti inferiori ai costi effettivi di produzione. A questo quadro critico si aggiunge la concorrenza sleale delle importazioni da Paesi fuori dall’Unione Europea che non rispettano le medesime normative sociali e ambientali, rendendo la tenuta dell’intero comparto agricolo ormai insostenibile.
Di fronte a una situazione giunta al limite, la protesta si allarga e si unisce a quella del settore della logistica e del trasporto merci regionale, anch’esso duramente colpito dal costante rincaro del carburante. Gli operatori dell’autotrasporto hanno annunciato lo sciopero con il blocco dei mezzi pesanti a partire dalla notte scorsa fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre, mentre le azioni di protesta nel loro complesso proseguiranno fino al 29 ottobre. La mobilitazione, promossa da Fedralog Calabria, vede anche l’impegno del Sindacato Autonomo di Base (SAB) nell’organizzazione di 17 punti di presidio distribuiti sull’intero territorio regionale nei nodi viari più strategici, come uscite autostradali, aree industriali, centri logistici e incroci principali.
Nello specifico, la rete dei presidi interessa tutte le province calabresi. Nella provincia di Cosenza sono stati allestiti 5 punti di blocco posizionati presso l’uscita autostradale Sibari-Frascineto-Villapiana, lungo la SS18 nel tratto tra Santa Maria del Cedro e Tortora, nella zona tra Montalto Uffugo, Cosenza Nord e Rende (con circa 50 camion presenti), alla rotonda di San Lucido e in diversi punti sulla SS18 a Guardia Piemontese. In provincia di Reggio Calabria i presidi presidiano il Porto di Gioia Tauro e lo svincolo della SS682 Jonio-Tirreno a Grotteria Mare. Nel Vibonese le manifestazioni interessano la Raffineria di Vibo Valentia, Sant’Onofrio e lo svincolo di Vazzano. Nel Catanzarese i presidi si concentrano presso l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme (distributore Agip), Marcellinara, Vena di Maida, Falerna, Caraffa e Caraffa-S. Floro. Infine, in provincia di Crotone il blocco è situato a Passovecchio.
Nonostante la gravità della situazione e il potenziale impatto sull’intera catena di approvvigionamento, appare paradossale e persino sospetto come sui grandi media e sui telegiornali nazionali caduto un quasi totale silenzio informativo. Perché un blocco di questa portata, che paralizza un’intera regione e mette a rischio la tenuta economica di interi settori vitali, non trova spazio nel dibattito pubblico nazionale? Viene da chiedersi se si tratti di una deliberata volontà di minimizzare le proteste per non alimentare un malcontento che potrebbe estendersi ad altre regioni d’Italia, oppure se sia l’ennesima dimostrazione di una disattenzione cronica da parte della stampa centrale verso i problemi reali del Mezzogiorno.
Nel frattempo, la presenza di questi blocchi stradali continua a causare notevoli disagi alla viabilità, con possibili ripercussioni sugli spostamenti di studenti e personale scolastico verso le scuole. Si raccomanda a tutti i cittadini di consultare gli aggiornamenti sul traffico e le comunicazioni ufficiali delle autorità prima di mettersi in viaggio. L’appello corale che si solleva dalle strade rimane chiaro: una richiesta urgente di risposte concrete da parte delle istituzioni per tutelare due settori fondamentali per l’economia e la vita di tutti i giorni.



