La crisi dei carburanti rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza strutturale in grado di travolgere l’intera economia calabrese. Dai trasporti alla filiera agroalimentare, fino al commercio al dettaglio e alle garanzie occupazionali, le tensioni crescono lungo tutta la catena produttiva. Mentre le proteste contro i rincari proseguono su diversi fronti, il clima si fa sempre più teso tra scadenze imminenti e l’allarme per la stabilità delle imprese e dei salari.
L’ultimatum degli autotrasportatori e la minaccia della protesta a Roma
A dettare i tempi della mobilitazione è la Federazione Autotrasporti Logistica Calabria, che ha fissato una data precisa per ottenere risposte concrete dalle istituzioni. Mario Pansini, coordinatore regionale di Fedralog Calabria, evidenzia la determinatezza della categoria: «Siamo pronti ad andare a Roma con i nostri Tir se entro il 20 ottobre, ultimo giorno della nostra protesta regionale, non avremo avuto risposte concrete alle nostre richieste».
La sigla chiarisce anche la propria posizione rispetto ai tavoli ministeriali già in programma a livello nazionale. «Sappiamo dell’incontro convocato per il 27 ottobre dal ministero Infrastrutture e Trasporti a Roma con le sigle sindacali riunite in Unatras, ma noi non siamo invitati, perché non appartenenti a questo raggruppamento. E comunque questo non modifica la nostra intenzione. Andremo a Roma, e invitiamo le categorie produttive e la società civile a partecipare con noi, per rendere più forte il segnale che vogliamo inviare alle istituzioni nazionali», aggiunge Pansini.
Agroalimentare in sofferenza: a rischio le consegne dei prodotti freschi
Il fermo e le difficoltà logistiche mettono a dura prova l’agricoltura, comparto chiave per la regione. Confagricoltura segnala criticità diffuse che toccano da vicino la Calabria insieme a Puglia, Sicilia e Sardegna, con diverse realtà già nell’impossibilità di far viaggiare le proprie merci. «Il blocco logistico che da giorni paralizza il trasporto delle merci minaccia seriamente la tenuta economica delle imprese agricole e agroalimentari di numerose regioni. La situazione sta generando gravi criticità per l’ordine pubblico e bloccando l’economia», sottolinea l’associazione.
Le preoccupazioni principali riguardano la distribuzione dei prodotti freschi e altamente deperibili, il cui mancato rispetto delle tempistiche di consegna rischia di tradursi nella perdita definitiva di quote di mercato sia in Italia sia all’estero. A questo quadro si aggiunge l’impatto diretto del costo del gasolio agricolo, arrivato intorno a 1,60 euro al litro, superando i picchi storici registrati a giugno 2022. L’impennata dei costi vivi della produzione si ripercuote così su ogni singola fase lavorativa, dalla preparazione dei campi alla gestione degli allevamenti.
La richiesta della Filcams Cgil: invocato un tavolo di crisi regionale
Le ripercussioni dell’emergenza stanno toccando con forza anche il settore del terziario e della grande distribuzione. La Filcams Cgil Calabria si è rivolta direttamente al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di crisi focalizzato su lavoro ed emergenza salariale.
«La Calabria rischia la paralisi», lancia l’allarme la sigla sindacale, ponendo l’accento sui disagi riscontrati nei rifornimenti e sulle difficoltà di spostamento che colpiscono i dipendenti commerciali. «E quando le merci non arrivano, il rischio è che a pagare siano ancora una volta i lavoratori, attraverso la riduzione delle ore, la sospensione delle attività e la perdita di salario», precisa la Filcams, rimarcando come non si possa gestire un’emergenza complessa intervenendo a compartimenti stagni: «Non si governa una crisi di questa portata distribuendo risposte a un settore alla volta, mentre tutti gli altri vengono lasciati soli».



