La Calabria si conferma una terra segnata da bacini di precariato, vertenze irrisolte e speranze disattese. Nel territorio con il tasso di disoccupazione più alto d’Italia, migliaia di lavoratori continuano a vivere un quadro di profonda incertezza, privi di garanzie per il futuro. Questa condizione spinge la CGIL regionale ad unire la propria voce alla manifestazione nazionale a Roma, promossa assieme a oltre cento associazioni laiche e cattoliche per rivendicare un Paese basato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla pace.
A poche ore dalla mobilitazione nella capitale, il Segretario Generale della CGIL Calabria Gianfranco Trotta traccia un bilancio dettagliato delle principali vertenze ancora in sospeso nel territorio regionale.
La crisi di Konecta R e il nodo dell’intelligenza artificiale
Tra i fronti più caldi figura la situazione di Konecta R, dove sono 650 i lavoratori della digitalizzazione a rischio, con la scadenza della cassa integrazione fissata per il mese di dicembre. La vertenza riflette problematiche che toccano l’azienda anche in altre regioni d’Italia, esacerbate dall’impatto dei nuovi strumenti tecnologici.
“La situazione è drammatica e preoccupante – dichiara il Segretario Generale della CGIL Calabria Gianfranco Trotta – , l’azienda ha seri problemi anche in altre parti d’Italia e l’intelligenza artificiale sta giocando un ruolo importante nel calcolo degli esuberi. La Calabria rischia una vera e propria bomba sociale se Regione e Governo non si impegneranno ad individuare una via d’uscita concreta, che non sia una misura tampone. Abbiamo richiesto dei tavoli di crisi”.
Integrazione oraria per gli ex LSU e LPU
Un ulteriore punto critico riguarda il bacino degli ex LSU (Lavoratori Socialmente Utili) e LPU (Lavoratori di Pubblica Utilità). Il sindacato sollecita l’attuazione degli impegni presi per garantire contratti dignitosi a chi per anni ha operato in condizioni di instabilità.
“Non possiamo non rilanciare la vertenza degli ex Lsu e Lpu. La Regione sembra avere dimenticato l’accordo del 2022 volto a integrare le ore lavorative per arrivare ad un salario dignitoso. Attualmente, i lavoratori sono vincolati a un part time fortemente penalizzante che segue ad anni di lavoro in nero legalizzato. Si è deciso di cambiare registro e bisogna ora farlo fino in fondo. Diversamente, condanneremmo lavoratori indispensabili alle pubbliche amministrazioni, a non avere una pensione decorosa”, prosegue Trotta.
L’obiettivo auspicato è un coordinamento diretto con i vertici nazionali: “Auspichiamo che i tavoli istituzionali avviati con la Regione convergano in un confronto strutturato e permanente con il ministero del Lavoro, l’unico in grado di autorizzare deroghe e stanziamenti statali straordinari per lo svuotamento definitivo del bacino di precariato”.
Stabilizzazione dei Tirocinanti di Inclusione Sociale
Ampia attenzione richiede anche la situazione dei Tirocinanti di Inclusione Sociale (TIS). Attualmente rimangono oltre 950 lavoratori senza tutele né prospettive definite. La CGIL ha presentato un piano dettagliato alla Cittadella regionale per sbloccare l’assorbimento del personale.
“È necessario procedere alla contrattualizzazione e stanziare le coperture finanziarie necessarie a completare definitivamente l’assorbimento del bacino anche ricorrendo a enti diversi da quelli già coinvolti, compresi gli enti subregionali che necessitino di rafforzare gli organici. Poco tempo fa abbiamo consegnato alla Regione una nostra proposta operativa contenente gli strumenti finanziari e normativi immediati per sbloccare un primo blocco di 344 assunzioni, completando a livello economico e contrattuale il percorso avviato dalla legge. Attendiamo ancora di sapere che cosa ne pensa”, evidenzia il Segretario regionale.
Per la chiusura definitiva della vertenza si rende necessario un intervento normativo statale: “Per completare la contrattualizzazione di tutto il bacino, è necessario reperire nella legge dei Bilancio 2027 almeno 11 milioni di euro. Solo così, è possibile dare una reale prospettiva a tutti i lavoratori”.
Ricambio generazionale nel comparto forestale
Infine, il settore della forestazione rimane un ambito strategico per la tenuta occupazionale e la cura dell’ambiente calabrese, necessitando di interventi sul piano contrattuale e dell’organico.
“E’ una vertenza nevralgica che ci vede impegnati su più fronti: stabilità occupazionale, rinnovo dei contratti e rilancio del settore. Da tempo sollecitiamo un turn over generazionale attraverso un piano straordinario di assunzioni. Solo in questo modo si potrà irrobustire il settore e si potrà agire pienamente nell’ambito della prevenzione e del contrasto al dissesto idrogeologico, agli incendi boschivi e alla manutenzione e la valorizzazione del patrimonio verde calabrese”, conclude Trotta.



