La protesta degli autotrasportatori scuote la Calabria e riaccende il dibattito politico nazionale sul peso insostenibile dei rincari energetici e del costo della vita. Una mobilitazione che, partita dal disagio economico delle categorie produttive e dei lavoratori, è rapidamente diventata il banco di prova per il governo centrale e per la giunta regionale.
Le ragioni della protesta e l’affondo contro la Regione
Al centro della mobilitazione ci sono i costi proibitivi del carburante e un carovita che sta mettendo a rischio la tenuta delle imprese di trasporto e la filiera logistica meridionale. Una situazione definita esplosiva da Silvia Giandoriggio, portavoce di Calabria Possibile, che ha puntato il dito contro l’amministrazione guidata da Roberto Occhiuto, accusata di immobilismo di fronte alle emergenze del territorio. La richiesta delle lavoratrici e dei lavoratori è netta: risposte strutturali e immediate per evitare il collasso economico di un settore strategico.
Il fronte nazionale e il richiamo al governo Meloni
Sulla stessa linea Francesca Druetti, segretaria nazionale di Possibile, che ha criticato la linea del governo centrale. Secondo l’esponente politica, l’esecutivo avrebbe sottovalutato il malcontento proveniente dalle regioni del Sud, liquidando le richieste di intervento sul prezzo dei carburanti come una questione transitoria. Per Possibile, l’assenza di misure concrete rischia di allargare ulteriormente il divario economico e sociale tra il Mezzogiorno e il resto del Paese.
L’appello al centrosinistra per una nuova agenda per il Mezzogiorno
In chiusura, le due dirigenti politiche si rivolgono alle forze del centrosinistra e ai leader del cosiddetto “campo largo”, sollecitando un cambio di passo programmatico. Il Sud, viene ribadito, deve tornare a essere una priorità politica centrale, capace di intercettare il disagio di chi ha smesso di credere nelle istituzioni e di tradurlo in soluzioni tangibili per il lavoro, i trasporti e lo sviluppo locale.



