A distanza di oltre un mese dalle affermazioni con cui l’assessore Nunzio Belcaro aveva parlato di «falsa e cattiva informazione», la situazione legata ai servizi dell’ATS di Catanzaro resta al centro del dibattito pubblico. Attraverso una nota diffusa dall’associazione Oltre l’Autismo, a firma della presidente Elena Lucchino, viene contestato il mancato avvio delle misure e la mancata pubblicazione dei documenti fondamentali per l’accesso alle prestazioni regionali. Al 18 ottobre non risultano infatti pubblicate né la graduatoria dei beneficiari né quella degli enti idonei a organizzare i servizi previsti.
Il confronto con i territori di Soverato e Lamezia Terme
Nel documento vengono respinte le argomentazioni fornite all’inizio di settembre, secondo cui tutti gli Ambiti Territoriali Sociali si sarebbero trovati nella medesima condizione operativa a causa dell’avvio della misura a estate inoltrata e dei lunghi tempi procedurali. Il raffronto con altre realtà della stessa provincia evidenzia scadenze e operatività differenti.
«Nell’ATS di Soverato, ad esempio, le attività sono state svolte prima dell’inizio dell’anno scolastico e la fattura relativa alla loro organizzazione è stata già pagata. A Lamezia Terme le attività si stanno svolgendo ormai da oltre un mese. A Catanzaro, invece, le famiglie stanno ancora aspettando», si legge nel testo della nota. La richiesta indirizzata all’amministrazione riguarda i motivi per cui, a parità di direttive regionali, la risposta del capoluogo registri tempi diversi rispetto ai contesti vicini, ribadendo che l’intervento non intende fare «cattiva informazione» o cercare visibilità, ma porre l’attenzione sulle necessità reali.
I dubbi sul bando per la disabilità gravissima
Un altro punto centrale sollevato riguarda la disabilità gravissima. Secondo la denuncia, l’ATS di Catanzaro non avrebbe ancora provveduto alla pubblicazione del relativo bando, al contrario degli altri tre Ambiti della provincia.
«Vorremmo sapere quali siano le ragioni del ritardo e, soprattutto, quali siano i tempi previsti per la pubblicazione», prosegue la nota. Il sollecito chiede che le istanze avanzate non vengano liquidate come espressione di «ignoranza» o «mala informazione», bensì considerate quale espressione del legittimo diritto dei nuclei familiari a conoscere le date d’accesso a interventi definiti essenziali per la quotidianità.



