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Decreto Sicurezza, il governo accelera dopo gli scontri in piazza: nuova stretta su cortei, minori e risarcimenti

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto Sicurezza, una misura d’urgenza concepita per contrastare i fenomeni di guerriglia urbana e devastazione registrati durante le ultime manifestazioni pubbliche, in particolare a seguito dei recenti e violenti scontri di Milano.

Il via libera al testo giunge al termine di una giornata di intenso lavoro istituzionale e di serrato confronto con il Quirinale, che ha portato a limature rilevanti prima del testo definitivo. Ad illustrare le direttrici chiave del provvedimento è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni attraverso un messaggio video diffuso al termine della riunione.

1. Partecipazione violenta e sanzioni: nasce il nuovo reato

La novità centrale del decreto è l’istituzione della fattispecie di partecipazione violenta a una manifestazione. La norma punta a colpire chi si unisce a gruppi dediti a disordini, a prescindere dall’eventuale rivendicazione politica.

  • Sanzioni e carcere: Per chi si unisce a un gruppo di cinque o più persone compiendo atti di violenza, lancio di oggetti (pietre, petardi, bastoni) o creando pericoli per l’incolumità pubblica, sono previste pene fino a 5 anni di carcere e sanzioni economiche fino a 20.000 euro.

  • Aggravanti specifiche: Le pene aumentano sensibilmente in presenza di circostanze quali l’uso di volto coperto o travisato, il ferimento di persone o la partecipazione a contesti di devastazione di gruppo.

  • “Non c’è idea politica, disagio sociale o opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio. Non è protesta, è criminalità: la risposta dello Stato deve essere ferma” — Giorgia Meloni

2. Minorenni: fermo preventivo ed estensione dell’imputabilità

Sul fronte della criminalità giovanile e del coinvolgimento degli under 18 nei disordini, il provvedimento introduce modifiche sostanziali per colmare lacune normative:

  • Fermo preventivo fino a 24 ore: Esteso ufficialmente anche ai minorenni l’istituto del fermo preventivo, finora riservato esclusivamente ai maggiorenni.

  • Presunzione di imputabilità: Inserita la norma che presume la capacità di intendere e di volere per i minori tra i 14 e i 18 anni, rendendo operativa una misura che inquadra la responsabilità penale giovanile con maggiore severità.

3. “Chi rompe paga”: la responsabilità economica dei genitori

Un pilastro chiave del decreto verte sul risarcimento dei danni. Il governo introduce una rivalsa economica diretta sui nuclei familiari per le condotte dei figli minorenni:

Tipologia di Danno Procedura prevista dal Decreto Conseguenze operative
Beni Pubblici (pensiline, mezzi delle forze dell’ordine, semafori) Sanzione amministrativa del Prefetto da 500 a 1.000 € (raddoppiabile in caso di reiterazione), unita a un’ingiunzione di pagamento anticipata. Copertura diretta del danno causato alle casse dello Stato, Regioni o Enti Locali.
Beni Privati (vetrine di negozi, autovetture private) Procedura accelerata davanti al giudice per l’ottenimento di un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Rivalsa diretta sui beni della famiglia del minorenne, inclusi eventuali crediti vanti verso lo Stato.

4. Estensione dell’arresto differito

Illustrato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, il decreto modifica il Codice di procedura penale estendendo l’istituto dell’arresto in flagranza differita anche ai reati commessi durante le manifestazioni pubbliche.

Questo strumento — già impiegato per le violenze legate agli eventi sportivi — consente alle forze dell’ordine di procedere all’arresto nelle ore successive ai fatti sulla base di documentazioni video o fotografiche, superando le difficoltà dell’intervento immediato nei momenti di maggiore tensione di piazza.

5. Il vertice istituzionale: il nodo dei militari e il ruolo del Quirinale

Il percorso del decreto ha visto un importante momento di bilanciamento istituzionale. Durante le interlocuzioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata stralciata la norma che avrebbe conferito poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati nelle città.

L’ipotesi di attribuire poteri d’arresto al personale della Difesa aveva sollevato dubbi di natura giurisprudenziale, oltre alle perplessità del Ministero dell’Interno e dei sindacati di polizia. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha precisato che il confronto con Palazzo Chigi si è svolto in modo costruttivo e fluido. In luogo del cambio di qualifiche, per il presidio del territorio è stato disposto l’invio contingente di 500 militari aggiuntivi a Milano a supporto dell’ordine pubblico fino al 2027.

Prospettive e prossimi passaggi

Il testo definitivo approvato dal CdM attende ora la firma del Capo dello Stato per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il successivo avvio dell’iter di conversione parlamentare. L’impianto complessivo del provvedimento conferma la volontà dell’esecutivo di tracciare un solco netto tra la tutela della libertà di manifestazione e il rigore penale ed economico nei confronti delle frange violente.