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Lavoratori “invisibili”, Baldino (M5S): “Dalla Regione Calabria autorizzazioni senza risorse: si scarica la responsabilità sui Comuni”

La vertenza dei 173 lavoratori cosiddetti “Invisibili” di San Giovanni in Fiore continua a far discutere. A riaccendere i riflettori sulla vicenda è la Vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera, Vittoria Baldino, alla luce della recente nota del Dipartimento Lavoro della Regione Calabria, firmata dal dirigente di Settore Bruno Zito e dal dirigente generale Fortunato Varone.

Secondo la parlamentare pentastellata, la nota regionale conferma la possibilità di procedere alla stabilizzazione del personale entro il termine del 31 dicembre prossimo, ma elude il nodo fondamentale dell’intera questione: le coperture finanziarie a lungo termine.

Il nodo dei bilanci e la sostenibilità a lungo termine

«La Regione indica gli adempimenti burocratici e la scadenza di fine anno, ma sulle risorse da garantire ai Comuni, soprattutto dopo il 2030, non dice una sola parola», denuncia Baldino. «È un modo per scaricare sui sindaci una responsabilità che è innanzitutto regionale».

L’esponente del M5S sottolinea come il contributo regionale previsto per i primi quattro anni copra soltanto una minima parte del costo effettivo di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Allo scadere del quadriennio, gli oneri retributivi ricadrebbero interamente sulle casse comunali.

Particolarmente critica appare la situazione di San Giovanni in Fiore, dove la stabilizzazione dei 173 lavoratori comporterebbe una spesa superiore ai 2,3 milioni di euro all’anno. «Parliamo di un Comune che ha recentemente approvato un rendiconto con un disavanzo di quasi 8 milioni di euro e che valuta il piano di riequilibrio o il dissesto finanziario», evidenzia Baldino. «Con quali risorse economiche si vorrebbe chiedere all’ente di farsi carico di queste assunzioni per i prossimi trent’anni?».

Un rischio esteso ai piccoli Comuni delle aree interne

Il problema non riguarda esclusivamente San Giovanni in Fiore, ma si estende ad altre realtà del territorio cosentino come Longobucco, Bocchigliero e Campana, piccoli Comuni montani con bilanci strutturalmente fragili.

«Dire ai sindaci di procedere senza offrire garanzie concrete sulla copertura economica non rappresenta una soluzione», prosegue la deputata. «È una strategia per lavarsene le mani: se la stabilizzazione va a buon fine, il merito viene attribuito alla Regione; se salta, la colpa ricade sull’amministrazione locale».

Interrogazione parlamentare e richiesta di garanzie statali

Mentre una parte dei lavoratori prosegue i presidi per difendere il proprio futuro occupazionale, Baldino sollecita il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ad adottare un atto formale che assicuri finanziamenti certi e permanenti anche oltre il 2030.

Sul tema, il Movimento 5 Stelle ha già depositato un’interrogazione sia alla Camera dei Deputati sia in Consiglio Regionale, chiedendo l’intervento del Governo centrale per la previsione di un fondo statale stabile, analogamente a quanto avvenuto in passato per i bacini dei lavoratori LSU e LPU.

«Senza risorse certe non esiste alcuna vera stabilizzazione: si tratta unicamente di un debito rinviato nel tempo e dell’ennesima promessa che rischia di gravare sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie», conclude Baldino.