La sanità pubblica italiana affronta il rischio di disporre di maggiori risorse sulla carta senza tuttavia riuscire a sostenere l’incremento dei costi, lo sblocco del personale e il contenimento dei tempi di attesa. Le misure inserite nella Manovra economica 2027 prevedono un incremento di 2,4 miliardi di euro per il Fondo sanitario nazionale, che si sommano al miliardo già stanziato con la precedente legge di Bilancio. Il finanziamento complessivo raggiunge così quota 146,3 miliardi di euro, attestandosi poco sopra il 6% del Prodotto interno lordo, con una crescita annua leggermente superiore al 2%.
Le cifre indicate dal Governo si posizionano al di sotto delle stime prodotte dai diversi attori del settore. Il ministero della Salute aveva prospettato la necessità di 5,5 miliardi per rafforzare gli organici e adeguare le retribuzioni, mentre la Conferenza delle Regioni aveva individuato un fabbisogno di 6,8 miliardi di euro. Secondo i rappresentanti del settore sanitario, l’aumento previsto rischia di venire assorbito dai costi energetici, dalle spese di gestione e dall’inflazione, senza lasciare margini per interventi di tipo strutturale.
Le reazioni degli Ordini e dei sindacati medici
Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, mette in evidenza la mancanza di interventi sulle dinamiche occupazionali del settore:
“Ancora una volta manca un intervento organico per le professioni sanitarie.”
Secondo la ricostruzione della Fnomceo, le risorse destinate all’efficientamento energetico e alle spese correnti non permettono di affrontare il tema della remunerazione e del reclutamento nei presidi pubblici.
Sul tema della Carta sanitaria per gli over 75, dotata di 1,6 miliardi di euro per l’acquisto di prestazioni, Anelli suggerisce una destinazione alternativa dei fondi verso il contenimento delle liste d’attesa, garantendo il ricorso all’attività intramuraria laddove i tempi del servizio pubblico superino i limiti fissati.
Dalla sigla sindacale Anaao Assomed, il segretario nazionale Pierino Di Silverio chiarisce la posizione dell’organizzazione in merito alla percentuale di spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo:
“L’auspicio è che nel percorso parlamentare e nei successivi confronti ci sia spazio per correttivi sostanziali. In caso contrario, siamo pronti a mettere in campo ogni forma di mobilitazione a tutela della professione e della salute pubblica.”
Per il sindacato dei medici ospedalieri, l’incidenza della spesa attorno al 6,3% del Pil non appare sufficiente a contrastare la fuoriuscita di professionisti verso le strutture private o verso l’estero.
Critiche sulla ripartizione dei fondi arrivano anche da Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed:
“Appare evidente che il problema non sia soltanto quanto si investe nella sanità, bensì dove vengono indirizzate le risorse.”
Quici sottolinea come gli impegni di spesa destinati a voci quali il payback, i Drg ospedalieri e l’energia riducano il margine operativo direttamente impiegabile per l’assistenza al cittadino.
Le posizioni delle Regioni e l’assistenza territoriale
La sostenibilità finanziaria del sistema è al centro dell’iniziativa promossa da sei presidenti di Regione, Eugenio Giani, Antonio Decaro, Michele De Pascale, Roberto Fico, Stefania Proietti e Alessandra Todde, che hanno inviato una richiesta di convocazione urgente al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Nella nota si rileva che le cifre previste coprono meno della metà del fabbisogno stimato dai territori.
Sul rischio di fratture istituzionali si esprime il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, evidenziando le possibili implicazioni di un mancato accordo sulle risorse complessive e il pericolo di uno scontro fra i diversi sistemi regionali.
Riguardo al funzionamento dei servizi sul territorio, Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, delinea il quadro finanziario necessario per i nuovi presidi:
“Non consente neanche il mantenimento di ciò che abbiamo, ovvero dei livelli essenziali di assistenza. Due miliardi sono necessari solo per il personale delle case di comunità.”
Il passaggio del provvedimento in sede parlamentare
L’iter della legge di Bilancio si sposta ora nelle aule parlamentari, dove la discussione si concentrerà sui possibili emendamenti al testo. Le richieste avanzate dai sindacati, dagli Ordini professionali e dalle amministrazioni regionali mirano a modificare l’allocazione delle risorse per sostenere le assunzioni, contenere i tempi di attesa e garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza sull’intero territorio nazionale.



