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Abusivismo edilizio in Calabria: eseguito solo l’11% delle demolizioni

L’illegalità nel comparto delle costruzioni continua a gravare sul territorio calabrese, intaccandone la sicurezza e la legalità. Il quadro delineato dai dati dell’associazione ambientalista evidenzia un divario profondo tra l’emissione dei provvedimenti di ripristino e la loro effettiva realizzazione.

Nel periodo compreso tra il 2004 e il 2023, i 105 Comuni aderenti al monitoraggio previsto dal protocollo con la Regione Calabria hanno siglato 11.398 disposizioni di demolizione. Di questo totale, appena 1.273 interventi sono stati completati, attestando il tasso di attuazione attorno all’11%.

La conseguenza diretta è che oltre otto Determine su dieci rimangono inapplicate. Le disposizioni pendenti ammontano infatti a 10.125, testimoniando le criticità strutturali degli enti locali nel concretizzare la lotta al mattone selvaggio.

Il quadro regionale presenta contorni ancor più complessi rispetto alla media delle cinque regioni oggetto d’indagine (Campania, Calabria, Puglia, Lazio e Sicilia), dove tra il 2004 e il 2022 i 485 Comuni censiti hanno eseguito il 15,1% delle oltre 70.000 ordinanze emesse.

Lo scontro sulle norme inserite nella Manovra finanziaria

A rinvigorire il dibattito interviene la dura presa di posizione contro le ipotesi di sanatoria edilizia collegate alla legge di Bilancio. L’organizzazione contesta parallelamente il taglio di 1,2 miliardi di euro alle risorse destinate al contrasto del dissesto e delle emergenze climatiche.

«Ci risiamo. Il Governo Meloni torna all’attacco con una nuova proposta di condono edilizio, questa volta inserendola nella legge di bilancio che prevede anche tagli di 1,2 miliardi di euro agli interventi di calamità e di contrasto alla crisi climatica», dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Il timore espresso riguarda l’impatto che un ulteriore provvedimento di sanatoria potrebbe generare sulle aree del Mezzogiorno. Le rilevazioni dell’Istat con il Cresme per il 2022 registravano infatti nel Sud Italia un rapporto di 42,1 abitazioni fuorilegge ogni 100 edificate regolarmente. A questo scenario si somma il dato sul consumo di suolo su scala nazionale, con un incremento stimato del 22,4% nel 2025 rispetto al periodo precedente.

Fragilità idrogeologica e necessità di interventi sostitutivi

La persistenza delle volumetrie non autorizzate si inserisce in un contesto territoriale segnato da spiccata vulnerabilità sul piano idrogeologico, esposto a fenomeni erosivi, frane e alluvioni. La mancata cancellazione delle strutture irregolari situate in aree a rischio potenziale si traduce in una diretta esposizione dei cittadini ai pericoli naturali.

«La prima grande opera di prevenzione per contrastare l’abusivismo è quella di abbattere gli immobili abusivi e non di condonare», sottolinea il presidente nazionale dell’associazione.

Per superare lo stallo delle 10.125 procedure inevase nei municipi monitorati, viene avanzata la richiesta di un Piano nazionale dedicato, dotato di fondi specifici per le demolizioni deliberate dalla magistratura, dagli enti locali e dagli organi governativi. Tra le misure caldeggiate spicca il potenziamento dei poteri sostitutivi in capo alle Prefetture, affinché possano subentrare direttamente quando i Comuni non completano gli iter avviati.

Infine, il richiamo storico ai condoni del 1985, 1994 e 2003 evidenzia come l’ultima misura straordinaria abbia garantito un gettito pari solo al 34,5% delle entrate previste, lasciando irrisolta gran parte delle pratiche e confermando la necessità di puntare sulla prevenzione e sul ripristino della legalità urbanistica.