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Le riprese di un altro film in Calabria, regione ideale per set cinematografici

di Antonia Flavio

La Calabria nuovamente protagonista di un importante progetto cinematografico. Terminate, nella serata di martedì 9 maggio, le riprese del cortometraggio “Amaranta”, interamente girato nella provincia di Cosenza, tra Paola, Belmonte Calabro e Fiumefreddo Bruzio, bellissime e suggestive cittadine della costa tirrenica.

Il film è prodotto da Riccardo Biadene per Kama Productions con il sostegno della Calabria Film Commisions, con  la direzione della fotografia della DOP Italo cilena Maura Morales Bergmann.

Il copione del testo nasce dalla sapiente penna di Menotti, uno degli sceneggiatori più apprezzati all’interno del movimento italiano, vincitore del David di Donatello per “Lo chiamavano Jeeg Robot”. 

La trama concepita ed elaborata dallo stesso accarezza la realtà tanto da sembrare una fedele riproposizione del vero mischiandosi al mondo del fantastico di cui Menotti, anche grazie ad un passato come fumettista, padroneggia in modo magistrale.

La regia è del colombiano Juan Diego Puerta Lopez. La sua notorietà inizia con lo spettacolo “Carne” al Festival dei Due Mondi di Spoleto. 

Nel cast Carolina Patino (Amaranta), Francesco Guzzo (Ivo) e Francesca Ritrovato (Psicologa). 

Ivo è un programmatore informatico con problemi di ipocondria, che al dilagare del coronavirus, grazie a imponenti scorte alimentari, si barrica ermeticamente in casa per evitare ogni possibilità di contagio. Il suo unico contatto con il mondo è la psicologa che lo segue via Zoom, ma nemmeno lei, dopo mesi di isolamento, riesce più a farlo uscire.

Tutto cambia quando Ivo apprende dal Telegiornale che Amaranta, una prostituta sudamericana, si è ammalata di Covid-19 dopo un breve soggiorno nell’appartamento di fronte, sul suo stesso pianerottolo. Terrorizzato all’idea di essere entrato in contatto con il virus, Ivo è costretto ad avventurarsi all’esterno per andare a fare un tampone. In un’atmosfera tra sogno e realtà, ad accompagnarlo dal medico sarà proprio Amaranta, ultimo baluardo della sua sanità mentale o prima testimonianza della sua pazzia.

Si tratta di un cortometraggio che è il prologo di un lungometraggio di finzione dal titolo TORNASOLE in cui il personaggio di AMARANTA correla tre diverse storie che hanno luogo in un piccolo e archetipico paese del sud Italia. La figura della prostituta sudamericana e il contesto epidemico diventano i poli di un dispositivo narrativo che li prevede detonatori delle psicosi pregresse annidate nel privato di ogni persona o famiglia, che il contesto sociale biasima ma insieme nasconde.