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Penalizzazione Cosenza calcio, il Coni: «Mancati controlli e responsabilità del club»

Il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI ha reso note le motivazioni della decisione con cui ha respinto il ricorso del Cosenza Calcio contro la penalizzazione inflitta per irregolarità contabili. La sentenza, depositata il 19 marzo 2025, conferma la responsabilità del club per il mancato pagamento delle ritenute IRPEF sugli incentivi all’esodo di alcuni tesserati nei termini previsti.

Le accuse e la difesa del Cosenza Calcio

Il Cosenza Calcio aveva attribuito la responsabilità delle irregolarità all’ex legale rappresentante Roberta Anania, accusata di aver agito in autonomia. Tuttavia, il Collegio ha respinto questa tesi, ritenendo che il modello organizzativo 231 adottato dalla società non fosse idoneo a prevenire l’illecito.

Le motivazioni del Collegio di Garanzia

Secondo il Collegio, la gestione societaria non prevedeva un’adeguata separazione delle funzioni, consentendo ad Anania di operare senza un efficace sistema di controllo. L’errore della rappresentante legale non è stato considerato un “caso fortuito”, poiché la scelta di effettuare altri pagamenti prioritari rispetto alle ritenute fiscali è stata consapevole.

Inefficacia del modello organizzativo

Il Collegio ha sottolineato che l’assenza di un controllo efficace ha favorito l’errore, rendendo inapplicabile la scriminante prevista dall’art. 7 CGS FIGC. L’inefficacia del modello organizzativo è stata quindi determinante nel confermare la sanzione sportiva.

Conseguenze per il Cosenza Calcio

La conferma della penalizzazione rappresenta un duro colpo per il Cosenza Calcio, che dovrà fare i conti con le conseguenze di questa decisione sia in termini di classifica che di immagine.