Dal 1° aprile, la nuova classificazione Ateco 2025 include un codice specifico per attività legate alla prostituzione e ai servizi di escort. Il codice 96.99.92, denominato “servizi di incontro ed eventi simili”, comprende attività come l’accompagnamento, l’organizzazione di eventi di prostituzione e la gestione di locali dedicati. Questa novità, introdotta dall’Istat, ha suscitato un acceso dibattito, sia per le implicazioni fiscali che per quelle legali.
Secondo i dati Istat, il mercato legato alla prostituzione ha generato un giro d’affari di 4,7 miliardi di euro nel 2022, con una crescita del 4% rispetto all’anno precedente. La nuova classificazione mira a rendere omogenee le statistiche a livello europeo, ma solleva interrogativi sulla compatibilità con le normative italiane, che vietano lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione.
L’avvocata Maddalena Claudia Del Re ha ricordato che, secondo la legge Merlin del 1958, qualsiasi forma di sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione è punibile con pene severe. Anche il Codacons ha espresso perplessità, definendo la situazione un “cortocircuito fiscale”, poiché la classificazione sembra entrare in conflitto con le leggi italiane.
Sul fronte politico, Alessandra Maiorino (M5S) ha criticato la decisione, definendola un orientamento in contrasto con le normative vigenti. Matteo Gelmetti (FdI) ha invece sottolineato che la classificazione è stata recepita dall’Istat su indicazione dell’Eurostat, senza alcun coinvolgimento diretto del governo italiano.
La nuova classificazione Ateco 2025 apre un dibattito su come regolamentare e tassare attività che, pur essendo legali in alcuni aspetti, restano circondate da normative restrittive. La questione solleva interrogativi non solo fiscali, ma anche etici e sociali, evidenziando la necessità di un confronto più ampio sulla regolamentazione del settore.



