La sanità calabrese versa in una situazione complessa, caratterizzata da una rete ospedaliera ampia ma con una funzionalità a macchia di leopardo.
Su 30 strutture pubbliche distribuite tra cinque Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) e tre Aziende Ospedaliere, la piena operatività è tutt’altro che scontata, con reparti attivi che convivono con altri in riorganizzazione o, peggio ancora, non funzionanti.
Un quadro provinciale a diverse velocità:
Analizzando la distribuzione degli ospedali nelle cinque province, emergono peculiarità e criticità specifiche.
- Cosenza: La provincia più estesa conta numerosi presidi ospedalieri, da Castrovillari a Trebisacce, con l’Azienda Ospedaliera di Cosenza a fare da polo principale. Sebbene molti reparti cruciali come medicina generale, chirurgia e cardiologia siano attivi, alcune realtà come l’ospedale di Trebisacce hanno subito un ridimensionamento significativo. La vicenda dell’ospedale di Cariati, a lungo inattivo e ora al centro di discussioni per la riapertura del pronto soccorso, simboleggia le difficoltà del territorio.
- Catanzaro: L’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” rappresenta un’eccellenza regionale, affiancata dagli ospedali di Lamezia Terme, Soveria Mannelli e Soverato, pur con alcune limitazioni nei servizi. La trasformazione dell’ospedale di Chiaravalle Centrale in Casa della Salute evidenzia una riorganizzazione verso modelli di assistenza territoriale.
- Crotone: La provincia si affida principalmente all’ospedale “San Giovanni di Dio”, che offre un ventaglio completo di servizi. Tuttavia, la carenza di ospedali secondari rappresenta una vulnerabilità per le aree più distanti dal capoluogo.
- Vibo Valentia: L’ospedale di Vibo Valentia è il punto di riferimento, supportato da presidi a Serra San Bruno, Soriano Calabro e Tropea. Mentre il capoluogo mantiene attivi i reparti principali, le strutture periferiche hanno subito una contrazione dei servizi, con chiusure e trasformazioni in ambulatori.
- Reggio Calabria: Il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi – Melacrino – Morelli” è il fulcro dell’assistenza specialistica. Altri ospedali come Locri, Polistena e Gioia Tauro sono operativi ma alle prese con carenze di personale e risorse. Strutture minori come Oppido Mamertina e Scilla hanno visto una drastica riduzione dei servizi.
La pesante eredità delle chiusure:
Il Piano di Rientro Sanitario del 2010 ha segnato profondamente il tessuto ospedaliero calabrese, con la chiusura di ben 18 presidi. Questa decisione ha privato ampie zone della regione di punti di riferimento cruciali per l’emergenza e l’assistenza specialistica, costringendo i cittadini a spostamenti significativi per accedere alle cure. Sebbene alcune di queste strutture abbiano visto una parziale riapertura, come il pronto soccorso di Cariati, molti reparti essenziali rimangono inattivi o operano a regime ridotto, come nel caso dell’ospedale di Acri.
Fondi stanziati e progetti bloccati:
Nonostante l’impegno finanziario, con ingenti risorse stanziate, ad esempio, per la riduzione delle liste d’attesa, la realizzazione di nuove infrastrutture ospedaliere cruciali, come quelle previste nella Sibaritide, a Vibo Valentia e nella Piana di Gioia Tauro, procede con estrema lentezza a causa di intoppi burocratici e amministrativi. Il presidente della Regione ha sottolineato come solo le recenti assunzioni e l’arrivo di personale medico straniero abbiano scongiurato la chiusura di ulteriori ospedali.
Lo stato di emergenza e la nomina del commissario:
La gravità della situazione ha spinto il governo a dichiarare lo stato di emergenza per la sanità calabrese, nominando un commissario straordinario. L’obiettivo primario è sbloccare i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e coordinare gli interventi necessari per la riqualificazione della rete ospedaliera.
Un futuro che richiede interventi urgenti:
La sanità calabrese necessita di interventi immediati e concreti per garantire un diritto fondamentale come quello alla salute. La riattivazione delle strutture chiuse, il potenziamento dei reparti esistenti e una distribuzione più equa delle risorse sul territorio regionale sono passi imprescindibili. Solo attraverso un impegno sinergico e una visione strategica sarà possibile superare l’attuale emergenza e restituire ai cittadini calabresi un sistema sanitario efficiente, accessibile e in grado di rispondere alle loro esigenze.



