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Viadotto crollato a Longobucco, la Procura chiude l’inchiesta sul ponte collassato: dodici gli indagati

Sono dodici gli indagati nell’inchiesta sul crollo del viadotto Ortiano 2 di Longobucco, avvenuto il 3 maggio 2023.

Il ponte, costruito nove anni prima per migliorare i collegamenti tra la Sila e la costa ionica, era considerato strategico per porre fine all’isolamento del centro montano.

L’infrastruttura era parte della storica arteria Sila-Mare, attesa da oltre vent’anni. Nonostante il crollo causato da una piena del fiume Trionto, i lavori per l’ammodernamento della strada sono proseguiti.

La Procura chiude le indagini

A distanza di due anni, la Procura della Repubblica di Castrovillari ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, curate dalla pm Veronica Rizzaro con il coordinamento del procuratore capo Alessandro D’Alessio. Gli interrogatori sono già iniziati.

Tra gli indagati figurano componenti della commissione di garaprogettisti dell’impresa vincitrice dell’appalto e dirigenti dell’Anas.

Le accuse: negligenza e rischio idraulico ignorato

L’accusa mossa è quella di cooperazione colposa per negligenza, imprudenza e imperizia. Gli inquirenti contestano il mancato controllo sull’attuazione del progetto, la sottovalutazione del rischio idraulico e l’accettazione di modifiche progettuali potenzialmente pericolose.

In particolare, l’impresa aggiudicataria avrebbe ridotto il numero di micropali previsti sotto i plinti di fondazione dei viadotti, passando da 32 a 15, senza un’adeguata valutazione del contesto fluviale e del rischio di scalzamento.

Una vicenda che ha colpito l’opinione pubblica

Il crollo del ponte aveva suscitato forte indignazione e allarme nell’opinione pubblica, trattandosi di un’infrastruttura di recente costruzione. Le responsabilità, ora cristallizzate nella chiusura delle indagini, pongono l’accento su controlli carenti e decisioni tecniche discutibili che avrebbero compromesso la stabilità dell’opera.