Una corona di fiori deposta tra le onde del Mediterraneo. Così Reggio Calabria ha commemorato oggi, 3 giugno, le vittime delle migrazioni. Una cerimonia intensa e partecipata, svoltasi alla banchina di ponente del porto, nel giorno che dal 2016 la città dedica a chi ha perso la vita nel tentativo di attraversare il mare in cerca di un futuro migliore.
“Il 3 giugno non è un giorno normale”
“Il 3 giugno non è un giorno normale per la nostra comunità“, ha detto il sindaco Giuseppe Falcomatà, ricordando il naufragio di nove anni fa. “Non lo è dal 2016, quando dalla nave Vega sbarcarono 45 corpi di chi nel mare cercava la vita, ma ha trovato la morte”.
Anche quest’anno il Comune di Reggio Calabria ha voluto onorare quelle vittime con un momento solenne. A consegnare la corona di fiori agli agenti della polizia locale è stato lo stesso primo cittadino, che ha guidato la commemorazione.
Istituzioni, volontari e cittadini uniti nel ricordo
Numerosi i presenti, tra cittadini, volontari e rappresentanti delle istituzioni civili, militari e religiose. Tra gli altri, la prefetta Clara Vaccaro, il questore Salvatore La Rosa, i vertici provinciali di carabinieri, guardia di finanza, Capitaneria di porto e polizia locale. Accanto a loro, l’arcivescovo Fortunato Morrone e vari assessori e consiglieri comunali.
Bruna Mangiola, in rappresentanza della Caritas diocesana, ha rappresentato simbolicamente l’impegno delle associazioni che da anni operano per l’accoglienza.
Il dolore di ieri come insegnamento per oggi
“E’ importante che questa giornata venga onorata“, ha detto Falcomatà, aggiungendo: “Deve rappresentare un momento di riflessione rispetto alle tante tragedie che, ancora oggi, si consumano in mare, rispetto alle quali si parla sempre di meno“.
Il sindaco ha sottolineato come la giornata del 2016 sia rimasta scolpita nella memoria collettiva: “Ha lasciato il segno in ognuno di noi“, ha affermato. Un pensiero particolare è stato rivolto a chi in quelle ore si è impegnato in prima linea: “Il coordinamento sbarchi, la Protezione civile, la Caritas, la diocesi, gli scout e tutte le associazioni hanno dato grandissima prova di umanità“.
“Ero straniero e mi avete accolto”
Falcomatà ha citato il Vangelo: “Ero straniero e mi avete accolto“, affermando che quanto avvenuto a Reggio è stato “una testimonianza civile e un’applicazione concreta di quelle parole”.
Il ricordo si è legato anche al cimitero dei migranti di Armo, creato dopo quella tragedia, come segno tangibile e duraturo della volontà di accogliere anche nella morte chi ha perso la vita in mare.
Il volontario Kolek e la memoria viva del dolore
Un momento di particolare commozione è stato dedicato a Martin Kolek, volontario internazionale che nel 2016 recuperò alcuni dei corpi dei migranti, compresi due bambini. “Con la sua commozione ed i suoi occhi bagnati di lacrime“, ha detto il sindaco, “ci ha lasciato una traccia concreta del dolore vissuto in quelle ore”.
Memoria che diventa speranza
“Voler costruire una città nella quale nessuno si senta escluso o rimanga indietro“, ha concluso Falcomatà, “significa lasciare segni di speranza, realizzare esempi che possano essere punto di riferimento per chiunque voglia piangere un congiunto o lasciare un fiore“. La memoria si fa impegno civile e umanità diffusa.



