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Tridico attacca Occhiuto: “Sanità allo sfascio, chiusi 18 ospedali. I giovani cubani scappano servono incentivi ai nostri giovani”

Nel corso di un incontro a Soriano Calabro accanto al leader del M5S Giuseppe ContePasquale Tridico, candidato alla presidenza della Regione Calabria per il fronte progressista, ha rivolto parole dure al governatore uscente Roberto Occhiuto.

Secondo Tridico, Occhiuto sarebbe in recupero rispetto all’inizio della campagna, ma il suo impegno resta insufficiente: “Deve leggere meglio il nostro programma, ha preso qualche spunto sulle aree interne, ma lo ha trasformato in una boutade sui 100mila euro per i ‘borghi’, che da noi si sono sempre chiamati semplicemente paesi”.

“Lo sfascio della sanità comincia da lontano”

Tridico è tornato sul nodo centrale della campagna: la sanità pubblica, definita dal candidato “una scatola vuota”. L’origine dello sfascio, secondo lui, risale ai governi di centrodestra: “Tutto è iniziato con Scopelliti nel 2010-2011. Occhiuto era complice di quel piano di risanamento che in realtà è stato un piano di chiusura: 18 ospedali cancellati”.

“Cliniche private dove prima c’erano centri pubblici”

L’attacco si fa ancora più diretto quando Tridico denuncia il legame tra lo smantellamento del pubblico e l’espansione del privato. Prima c’erano centri di eccellenza, oggi non c’è più nulla. In compenso, accanto agli ospedali chiusi, nascono cliniche e laboratori privati. A Soriano, per esempio, è sorto un centro prelievi legato a un noto politico locale, Mangialavori. Tutto questo è inaccettabile”.

Pnrr in ritardo e medici cubani in fuga

Il candidato del centrosinistra ha poi puntato il dito sul ritardo nell’attuazione del Pnrr sanitario e sulla fallimentare gestione del reclutamento dei medici cubani: “Era un’idea nobile, ma sta fallendo. I medici se ne stanno andando, non ci sono incentivi adeguati e il loro netto è molto più basso rispetto al costo lordo per la Regione”.

Secondo Tridico, la vera svolta sarebbe lanciare una chiamata ai medici italiani, anche emigrati all’estero, offrendo condizioni analoghe a quelle dei cubani: salario, casa, vitto e alloggio. Ma per farlo serve una strategia strutturale, non misure-tampone: “Bisogna organizzare concorsi, garantire stabilità e rendere possibile un ritorno permanente. Altrimenti avremo solo ospedali ristrutturati, ma vuoti”.