Il Movimento Cinque Stelle sta attraversando un momento di forte tensione interna, culminato con la perdita di uno dei suoi volti più noti. Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e attuale deputata, ha annunciato le sue dimissioni dalla carica di vicepresidente del partito durante il Consiglio nazionale svoltosi sabato 18 ottobre. La decisione non è un addio alla politica attiva – l’Onorevole resta infatti in carica come parlamentare – ma un segnale inequivocabile di dissenso verso la direzione strategica del Movimento.
Le ragioni del passo indietro: sconfitte e campo largo
La scelta di Appendino segue giorni di crescenti frizioni e polemiche interne. L’ex sindaca aveva espresso apertamente la sua profonda insoddisfazione per i risultati insoddisfacenti ottenuti dal M5S nelle recenti tornate elettorali regionali, citando in particolare le performance deludenti in Calabria, Marche e Toscana.
Secondo Appendino, il partito non è riuscito a ottenere un vero “radicamento sul territorio” e si è mostrato troppo incline all’autoassoluzione. Per “dare una scossa” al Movimento, l’ex vicepresidente aveva già paventato la disponibilità a un passo indietro, invitando tutti i dirigenti a rimettersi in discussione.
Tensione con Conte sulla strategia PD
Alla base del passo indietro restano soprattutto i malumori legati alla strategia politica nazionale, in particolare i rapporti con il Partito Democratico. Mentre l’attuale leader Giuseppe Conte spinge con forza verso l’alleanza del cosiddetto “campo largo”, Appendino si è mostrata molto più critica, lamentando un atteggiamento eccessivamente accomodante del M5S nei confronti dei Dem. Questa distanza strategica è stata chiaramente manifestata di recente, quando Appendino aveva messo il veto sull’ipotesi di sostenere l’eventuale ricandidatura del Sindaco uscente del PD a Torino.
L’uscita di scena dell’ex sindaca avviene a pochi giorni dalla votazione interna per il secondo mandato di Conte come Presidente del M5S, l’unico candidato per la carica. Le sue dimissioni evidenziano una crisi di leadership e di identità che il Movimento dovrà affrontare nei prossimi mesi, cercando di ricompattare una base sempre più inquieta.



