La Fillea CGIL Calabria ha espresso una ferma e grande preoccupazione in risposta alla proposta avanzata dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, riguardante l’investimento di risorse pubbliche per l’apertura di centri per l’impiego in Tunisia.
L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di formare e reclutare manodopera da destinare ai cantieri calabresi.
L’organizzazione sindacale respinge questa visione, citando l’inefficacia delle esperienze passate e delle ingenti risorse già investite in Paesi come la Tunisia. Tali iniziative, infatti, non avrebbero prodotto alcun risultato positivo né in termini di qualità della formazione né per quanto riguarda l’effettivo inserimento lavorativo dei migranti.
Per la Fillea CGIL Calabria, le risorse regionali devono essere investite interamente in Calabria e non “dissipate oltre il Mediterraneo”.
Le vere priorità: potenziamento interno e legalità
Il sindacato sottolinea che le deficienze interne dovrebbero essere affrontate prioritariamente con i fondi pubblici. Le carenze da sanare includono il potenziamento dei centri per l’impiego calabresi, strutture che soffrono ancora oggi di strutture fatiscenti, personale insufficiente e una cronica incapacità di intercettare il lavoro reale.
È inoltre essenziale il sostegno alla formazione seria tramite il finanziamento di enti di formazione seri, come le scuole edili della regione, che siano certificati e trasparenti, evitando di finanziare i “carrozzoni” che erogano corsi “solo sulla carta” senza fornire una vera preparazione.
Prima di reclutare manodopera all’estero, la Fillea CGIL Calabria chiede che il presidente Occhiuto si attivi con forza presso il Governo Meloni per affrontare due questioni cruciali. La prima è una sanatoria per i lavoratori immigrati che già operano in Calabria, spesso nel settore edile. Questi lavoratori sono spesso costretti a sottostare al lavoro nero o grigio, a lavorare senza le più elementari norme di sicurezza e a subire abusi, ricattati dalla prospettiva di un contratto regolare che permetta loro di emergere dalla clandestinità.
La seconda è l’adozione di misure serie per il rientro dei lavoratori edili specializzati calabresi che sono “costretti” a operare fuori regione, pur dimostrando professionalità e competenza in cantieri importanti in altre aree.
Verso una stagione di lavori pubblici imponente
Si preannuncia una stagione di lavori pubblici imponente che richiederà una grande quantità di manodopera qualificata. La Calabria, però, vive un paradosso: il settore edile si avvia verso una forte e grave carenza di lavoratori, mentre migliaia di calabresi qualificati sono fuori regione e migliaia di immigrati sono già presenti sul territorio ma operano nell’ombra del lavoro irregolare.
La Fillea CGIL Calabria ribadisce che la regione necessita di una politica del lavoro seria, non di “scorciatoie propagandistiche” o “progetti costruiti per fare notizia”. La strada maestra indicata dal sindacato è chiara e si basa sull’attivazione di un protocollo, da sottoscrivere con le parti sociali, che garantisca occupazione stabile e di qualità, il pieno rispetto delle tutele contrattuali e delle norme di sicurezza nei cantieri, oltre a promuovere legalità, diritti, formazione vera e investimenti sul territorio calabrese.
Il sindacato ha dichiarato la propria disponibilità al confronto e a dare il proprio fattivo apporto per raggiungere questi obiettivi.



