Una storia drammatica, per fortuna conclusasi con un lieto fine ma con un tragico sfondo di carenze sanitarie, è stata portata all’attenzione pubblica attraverso una accorata lettera della signora Crocco di Crotone.
La vicenda, che ha coinvolto un bambino di soli tre anni, evidenzia in modo crudo il fallimento della gestione dell’emergenza-urgenza pediatrica in Calabria.
La mattina di un sabato qualunque, la serenità di una famiglia si è trasformata in angoscia: il bambino ha ingerito un’arachide, iniziando a manifestare gravi difficoltà respiratorie. La corsa immediata all’ospedale di Crotone è stata solo la prima tappa di un estenuante “viaggio della speranza” che ha attraversato l’intera regione per concludersi, positivamente, solo fuori dai confini calabresi, presso l’Ospedale Santobono di Napoli.
La carenza di strumenti essenziali
Il comunicato dei Consiglieri Regionali del Movimento 5 Stelle Calabria, Elisabetta Barbuto ed Elisa Scutellà, sottolinea che il motivo di questa migrazione sanitaria forzata risiede in una grave e persistente lacuna: la mancanza o il malfunzionamento del broncoscopio pediatrico negli ospedali di Crotone, Catanzaro e Cosenza.
La disperazione dei genitori che hanno rischiato di perdere il loro bambino si è acuita a causa della oggettiva impossibilità di intervenire tempestivamente. Il broncoscopio pediatrico, strumento essenziale per una soluzione rapida e meno traumatizzante, non era disponibile o operativo.
La conclusione positiva della vicenda a Napoli, pur alleviando l’angoscia, certifica ancora una volta una sanità calabrese in crisi profonda, smentendo l’ottimismo trionfalistico che aveva accompagnato l’annuncio dell’imminente fine del Commissariamento. La sanità regionale, si legge nel comunicato, “continua a percorrere una strada a notte fonda come l’ambulanza verso Napoli”.
Un problema persistente: il ricordo di Ginevra
Il pensiero dei Consiglieri vola alla piccola Ginevra di Mesoraca, la bambina che, solo qualche anno fa, non ebbe la stessa fortuna. Colpita dal Covid, morì in 48 ore presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma a causa dell’assenza, in Calabria, della terapia intensiva pediatrica.
Il caso di Ginevra, che commosse l’Italia nel 2022, spinse il Presidente della Sezione Calabria della Società Italiana di Pediatria a invocare l’urgente dotazione di un piano organico per l’emergenza-urgenza in età pediatrica e l’attivazione di una Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Pediatrica regionale.
Sono trascorsi tre anni da quell’appello, ma la situazione non ha registrato miglioramenti sostanziali. Il M5S Calabria solleva un interrogativo cruciale:
Perché nessuno degli ospedali calabresi è ancora in grado di gestire una situazione emergenziale pediatrica come quella descritta dalla signora Crocco? Perché i sanitari, pur essendosi attivati tempestivamente e generosamente, non sono messi nelle condizioni di espletare la loro attività in maniera efficiente per mancanza di strumenti?
Solidarietà e istanza di cambiamento
I Consiglieri Regionali M5S Calabria esprimono la più ampia solidarietà alla signora Crocco, al suo bambino e a tutta la famiglia per il dramma vissuto, unitamente alle felicitazioni per la positiva conclusione della vicenda.
A partire da questo ennesimo episodio, il gruppo consiliare riserva un’interrogazione specifica in merito e ribadisce la propria intenzione di “continuare a sottolineare tutte le carenze che ancora affliggono la nostra Terra in ambito sanitario, e non solo”. L’obiettivo resta l’accoglimento delle istanze di cambiamento e miglioramento nell’interesse della intera collettività calabrese, con l’auspicio di non dover mai più commentare storie così dolorose.



