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Mani in pasta e piedi nell’uva: la vendemmia che insegna ai bambini il valore dell’attesa e della trasformazione

“Non c’è apprendimento senza esperienza, non c’è scoperta senza mani immerse, non c’è crescita senza il diritto di sporcarsi.” È questo il principio educativo alla base del Laboratorio della Vendemmia, uno dei percorsi più intensi e significativi vissuti dai bambini che frequentano a Corigliano-Rossano il Polo dell’infanzia Magnolia .

L’esperienza non è stata una mera rappresentazione, ma un vero e proprio rito identitario e popolare vissuto in modo concreto: un viaggio fatto di odori, consistenze, trasformazioni e attese, cruciale per restituire ai più piccoli il senso profondo del fare e del diventare.

Il corpo come primo strumento di conoscenza

La pedagogista Teresa Pia Renzo, presidente della cooperativa Magnolia, ha illustrato come la vendemmia abbia permesso ai bambini – sia grandi che piccoli – di imparare con il corpo, prima ancora che con il linguaggio, che ogni cosa richiede un tempo preciso e un processo che non può essere accelerato.

Il laboratorio ha replicato fedelmente le fasi della tradizione. Si è aperto con la raccolta dell’uva in un allestimento che ricreava un piccolo vigneto. Un gesto semplice ma denso di significato: il frutto va cercato, colto e riconosciuto.

Successivamente è arrivato il momento della pigiatura. Senza barriere tra il bambino e la materia, gli acini sono stati separati e schiacciati con le mani, sentendo le consistenze e spingendo. Il culmine sensoriale è arrivato con il torchio, osservando il succo fuoriuscire e comprendendo la trasformazione in atto.

L’attesa come esercizio educativo

Il succo d’uva, raccolto, è stato lasciato fermentare naturalmente per giorni. Questo passaggio, quasi invisibile, è stato un potente esercizio educativo: ogni mattina, i bambini potevano sentire l’odore del mosto, cogliere il cambiamento e percepire che la trasformazione richiede tempo e pazienza.

Il laboratorio si è concluso con il travaso e la consegna a ogni bambino della propria bottiglietta di mosto. Portare a casa un risultato costruito fuori dal contesto familiare è un’esperienza che genera orgoglio e identità, permettendo al bambino di riconoscersi capace e competente.

Sporcarsi per costruire il pensiero

Il messaggio educativo che emerge dal Polo Magnolia è cristallino: sporcarsi è una condizione essenziale per conoscere il mondo. Come spiega la pedagogista Renzo, se un bambino non si sporca, non esplora. Se non esplora, non riesce a distinguere le caratteristiche della materia (appiccicoso, ruvido, melmoso) e, di conseguenza, non costruisce pensiero solido.

In un’epoca che tende a privilegiare la velocità e la pulizia formale, Magnolia sceglie la strada opposta, valorizzando la concretezza e l’esperienza vissuta. La crescita, in questa visione, non è l’accumulo di nozioni, ma l’attraversamento di esperienze che lasciano tracce profonde, sulle mani e nella memoria.