L’inchiesta sulla presunta attività estorsiva ai danni di un imprenditore di Bisignano ha segnato un punto di svolta con la decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cosenza, Andrea Odierno.
Il magistrato ha disposto la custodia cautelare in carcere per Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato, entrambi finiti sotto la lente degli inquirenti per una richiesta di denaro che si inquadrerebbe nel contesto delle dinamiche criminali locali. Le difese sono affidate agli avvocati Giuseppe Malvasi per Apuzzo e Matteo Cristiani per Naccarato.
Secondo la ricostruzione accusatoria, al centro della vicenda ci sarebbero tre importanti appalti pubblici che l’imprenditore vittima della vicenda si era aggiudicato: i lavori per le opere di fognatura, la realizzazione del nuovo cimitero e la costruzione di alcune rotonde stradali. Proprio su questi cantieri si sarebbe concentrata l’attenzione degli indagati, che avrebbero agito in concorso per ottenere il pagamento del pizzo, quantificato inizialmente in una percentuale pari al 3% del valore dell’appalto.
L’episodio chiave risalirebbe allo scorso ottobre, quando Naccarato avrebbe accompagnato Apuzzo presso l’imprenditore. In quell’occasione, agendo per conto del gruppo guidato da Rinaldo Gentile, sarebbe stata avanzata la richiesta economica. Di fronte alle esitazioni della vittima, la pressione si sarebbe fatta più pesante. Gli atti dell’indagine riportano parole esplicite utilizzate come strumento di intimidazione, tra cui la frase attribuita ad Apuzzo: «Le mogli dei carcerati stanno venendo e giustamente è Natale anche per loro».
Il culmine della vicenda è stato raggiunto il 22 dicembre 2025. In quella data, l’imprenditore avrebbe consegnato una somma di 3.000 euro in contanti. Tuttavia, lo scambio non è passato inosservato ai Carabinieri di Rende, coordinati dal comandante Andrea Aiello, che stavano già monitorando gli spostamenti dei soggetti coinvolti. Subito dopo la consegna dei soldi, di cui 2.500 trattenuti da Apuzzo e 500 finiti nelle mani di Naccarato, i militari sono intervenuti procedendo all’arresto in flagranza.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Sebbene l’ordinanza cautelare delinei un quadro accusatorio preciso, la responsabilità penale degli indagati dovrà essere confermata o smentita nelle successive fasi del giudizio, garantendo il diritto di difesa e il confronto tra le parti nelle sedi competenti.



