Il dibattito sulla sanità calabrese si arricchisce di una voce autorevole e carica di significato. Pierpaolo Pellicori, cardiologo calabrese che da anni lavora in Scozia, ha risposto pubblicamente all’appello del presidente Roberto Occhiuto, che nei giorni scorsi aveva invitato i medici stranieri e i calabresi all’estero a tornare, offrendo tra i vari incentivi anche l’alloggio pagato dalla Regione.
Oltre lo stipendio: la scelta di chi parte
Secondo Pellicori, il motivo che spinge i medici a lasciare la propria terra non è puramente economico. “Molti medici non lasciano la Calabria per un salario insufficiente,” spiega il cardiologo. Dietro la fuga di cervelli c’è il desiderio di offrire alla propria famiglia un’esistenza serena, lontana dalla precarietà e dalle promesse mai mantenute. “Un medico, dopo anni di sacrifici, riesce quasi ovunque a garantirsi una vita dignitosa.”
Cosa servirebbe davvero per tornare
La critica mossa alla politica regionale riguarda la natura degli incentivi. Per il dottor Pellicori, il ritorno dei professionisti non passa da contributi per l’alloggio, ma da un cambio di paradigma del sistema. I medici tornerebbero se esistesse la possibilità concreta di costruire una sanità solida, moderna e funzionante, capace di dare risposte vere a chi in Calabria è rimasto e oggi soffre.
La fragilità come opportunità
La Calabria è descritta nella lettera come una “grande opportunità”. Proprio la sua fragilità attuale permetterebbe investimenti lungimiranti e sistemi innovativi. Pellicori pone l’accento sulla drammatica situazione degli anziani, costretti a emigrare per cure ordinarie o a rischiare la vita per la mancanza di diagnosi tempestive. “Persone che rischiano di morire senza sapere di cosa,” scrive con amarezza.
Un appello alla programmazione, non alla propaganda
Il messaggio rivolto alle istituzioni è chiaro: serve visione a medio e lungo termine. “Al medico non serve un contributo per le spese di alloggio,” incalza Pellicori, “ma un confronto serio, maturo e sincero, basato su numeri reali.” L’obiettivo deve essere quello di trasformare la sanità da serbatoio elettorale a investimento collettivo per i cittadini.
La lettera si conclude con l’invito alla politica e all’Università a creare condizioni credibili, affinché il ritorno in Calabria non sia solo un gesto di nostalgia, ma una scelta professionale consapevole per il bene della comunità.



