La sanità territoriale calabrese si trova di fronte a un bivio decisivo mentre si avvicina la scadenza dei termini per l’utilizzo delle risorse europee.
A sollevare la questione è Francesco De Biase, segretario generale della Uil Pensionati Calabria, che punta il dito contro i ritardi nell’attivazione delle Case della Comunità. Queste strutture, pensate come pilastri del nuovo sistema sanitario di prossimità, rischiano di rimanere un progetto incompiuto proprio nelle aree che ne avrebbero più bisogno.
La corsa contro il tempo per i fondi Pnrr
Il cronoprogramma nazionale impone ritmi serrati: entro giugno 2026 dovranno essere impiegati i 2 miliardi di euro destinati alla creazione di 1.723 nuove strutture su tutto il territorio italiano. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia di rallentamenti e ostacoli burocratici che penalizzano il Mezzogiorno.
“A giugno 2026 scadono i termini per utilizzare i fondi Pnrr, due miliardi di euro, destinati alla realizzazione di 1.723 nuove Case della Comunità. I ritardi sulla tabella di marcia sono evidenti e risultano pregiudizievoli soprattutto in regioni come la Calabria, dove problematiche sociali, infrastrutturali e nell’erogazione dei servizi incidono negativamente sul benessere delle persone”, ha dichiarato De Biase.
I numeri della crisi: Calabria fanalino di coda
I dati forniti da Agenas delineano un quadro preoccupante per la regione. A fronte di un piano nazionale che vede solo 172 strutture pienamente operative con tutti i servizi obbligatori, la Calabria appare in forte affanno. Nella regione, infatti, appena 2 strutture risultano completate e totalmente attive, mentre la presenza costante di medici e infermieri è garantita in sole 46 Case della Comunità.
Questa carenza strutturale si traduce in una pressione insostenibile sui Pronto Soccorso e in una cronica mancanza di assistenza domiciliare. De Biase ha spiegato che “la mancanza di personale qualificato e di servizi domiciliari penalizza i cittadini più vulnerabili. Medici e infermieri di comunità, essenziali per la presa in carico dei fragili e per ridurre gli accessi ai Pronto Soccorso, sono ancora insufficienti”.
L’isolamento delle aree interne e il gap nell’assistenza
La conformazione geografica della Calabria aggrava ulteriormente la situazione. Con 266 comuni situati in territori montani o a bassa densità abitativa su un totale di 404, una vasta porzione della popolazione rischia l’esclusione dai servizi sanitari essenziali.
Le statistiche riportate dal segretario regionale della UilP evidenziano disuguaglianze profonde:
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Il 70% della popolazione calabrese risiede nelle aree interne.
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Le Rsa riescono a coprire solo il 7,6% del fabbisogno effettivo.
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L’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) raggiunge solo il 30,6% degli aventi diritto, spesso con standard qualitativi non adeguati.
Secondo De Biase, questa situazione esclude una fetta importante della cittadinanza da servizi fondamentali per la dignità e la salute.
Proposte per il rilancio della medicina di prossimità
Per evitare il fallimento degli obiettivi del Pnrr, la Uil Pensionati sollecita un cambio di passo immediato nella gestione delle risorse. La proposta centrale riguarda l’impiego integrale dei fondi comunitari e una collaborazione più stretta con il terzo settore per rafforzare la rete di assistenza territoriale.
“Le strutture di prossimità sono fondamentali per colmare le disuguaglianze nell’accesso alle cure tra Nord e Sud del Paese. Serve un impegno concreto per garantire servizi essenziali a chi vive nelle aree più fragili della Calabria”, ha concluso il segretario generale.



